La crisi internazionale rischia di avere effetti concreti anche sulle tasche delle famiglie campane. A lanciare l’allarme è Confesercenti, secondo cui le tensioni legate alla guerra in Iran stanno già provocando rincari su carburanti, trasporti, energia e spesa alimentare.
Secondo le stime dell’associazione, l’impatto economico potrebbe tradursi in un aggravio medio di circa 600 euro l’anno per famiglia, una cifra che potrebbe crescere ulteriormente se la crisi dovesse prolungarsi nei prossimi mesi.
Carburanti e bollette
Il primo effetto riguarda benzina e gasolio, che secondo l’analisi di Confesercenti avrebbero già registrato aumenti intorno al 12%.
Per una famiglia con un’auto di piccola cilindrata e un pieno da circa 35 litri a settimana, l’aumento sarebbe di circa 7 euro per rifornimento, pari a 28 euro al mese e oltre 330 euro in più all’anno.
Il caro carburanti, sottolinea l’associazione, si riflette inevitabilmente anche sui prezzi dei prodotti alimentari, perché il trasporto delle merci incide sul costo finale sugli scaffali. Una spesa da 80 euro potrebbe aumentare di 2-3 euro, con un rincaro annuo stimato intorno ai 100 euro per famiglia.
A pesare saranno anche le bollette di gas ed energia elettrica. Per un nucleo di due o tre persone che vive in un appartamento tra 80 e 100 metri quadrati si stimano circa 70 euro in più per il gas e circa 80 euro per l’energia elettrica.
Il conto complessivo, tra carburanti, spesa alimentare e bollette, arriva così a circa 580-600 euro l’anno. A questa cifra potrebbero poi aggiungersi i rincari dei trasporti, con viaggi che potrebbero costare dal 15 al 30% in più, soprattutto per chi si sposta quotidianamente per lavoro.
Ricadute anche per le imprese
Le conseguenze della crisi potrebbero riguardare anche le imprese campane, in particolare sul fronte dell’export.
“Il conflitto toccherà anche l’export del made in Campania”, avverte Schiavo. Negli ultimi anni, spiega, lo scalo di Dubai era diventato una piattaforma fondamentale per l’export italiano, soprattutto dopo la chiusura dei rapporti commerciali con la Federazione Russa e l’innalzamento dei dazi statunitensi.
Molte aziende utilizzavano infatti Dubai come hub per raggiungere altri mercati internazionali. Le tensioni attuali rischiano quindi di ridurre il fatturato delle imprese e di incidere anche sull’occupazione legata alle attività di export.


