Secondo quanto emerso dalle nuove informative della Squadra Mobile di Napoli, la spedizione punitiva scattata all’alba di sabato nei Quartieri Spagnoli sarebbe nata da un episodio banale quanto assurdo: alcuni drink rischiavano di essere rovesciati sulla persona sbagliata. Da questo dettaglio, apparentemente insignificante, sarebbe esplosa la violenta rissa poi degenerata nell’agguato contro il barista Gianluca Pisacane, fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane.
Dalle minacce alla violenza
Le telecamere di vico Lungo Teatro Nuovo, dove si trova il locale di famiglia “Pisadog”, hanno registrato una giovane donna pronunciare la minaccia: «Ti faccio sparare in testa» durante una discussione con un’amica di Gianluca, che aveva tentato di servire i drink ordinati dal gruppo. L’intervento del barista aveva riportato la calma, ma solo per pochi minuti.
L’agguato davanti al locale
Chiusa l’attività poco dopo le tre, la situazione è precipitata. Secondo la ricostruzione della Squadra Mobile, uno degli aggressori avrebbe minacciato il padre di Gianluca Pisacane, colpendolo con il calcio della pistola, per poi esplodere due colpi d’arma da fuoco contro Gianluca, che per puro istinto è riuscito a spostarsi evitando ferite mortali. I proiettili lo hanno comunque colpito alle gambe, dopo una bottigliata alla testa.
La fuga fino all’Abruzzo
Dopo l’agguato, un 29enne, ed un 25enne, entrambi ora indagati per tentato omicidio aggravato, si sono allontanati verso via Girardi, mentre altri due complici sono fuggiti in direzione di via Speranzella. I due, usando un’auto a noleggio, sono arrivati in Abruzzo, dove hanno avuto un incidente a causa del ghiaccio. La Squadra Mobile di Pescara, allertata dai colleghi campani, li ha rintracciati in un alloggio a Montesilvano, bloccandoli mercoledì mattina.
Le ammissioni e il trasferimento degli atti
Entrambi hanno ammesso le proprie responsabilità: il primo avrebbe sparato, il secondo avrebbe colpito con la bottiglia. Il gip di Pescara Giovanni de Rensis ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere, dichiarando l’incompetenza territoriale e trasferendo gli atti a Napoli.
Il quadro investigativo
La pm Rosangela Di Stefano evidenzia l’estrema pericolosità dei due indagati, entrambi legati a una storica famiglia del clan Alfano del Vomero, con diversi precedenti. In particolare, Rossi era già sopravvissuto a un agguato nel 2019.


