Napoli, ascensore del Monte Echia. Ecco la veduta (video)


Napoli, il nuovo Ascensore del monte Echia, finalmente completato dopo 17 anni di attesa, ha subito avuto grande successo

Napoli si è trasformata negli ultimi anni.Dall’essere davvero violenta (anni ’80), pericolosa, sporca (crisi dei rifiuti), all’essere il capro espiatorio mediatico d’Italia (le brutte notizie da Napoli vengono sempre messe in primo piano), fino ad essere riscoperta come città ancora autentica, imprevedibile, misteriosa, rispetto ad altre città europee belle, ma senza passione e distaccate dalla realtà, perché turistificate e svuotate degli abitanti.

La trasformazione continua però, a ritmi veloci e incontrollabili.Così sono nati tantissimi piccoli B&b, e per gli studenti fuorisede diventa impossibile trovare case in affitto.

Il centro sembra un grande ristorante a cielo aperto.Via dei Tribunali, Spaccanapoli e via Toledo sono tanto affollate da essere quasi impraticabili.

E c’è fame, un appetito smisurato, per nuovi siti da visitare.Così il nuovo Ascensore del monte Echia, finalmente completato dopo 17 anni di attesa, ha subito avuto grande successo.

Gestito da ANM. è riuscito come attrazione turistica, ma ha, per il momento fallito come trasporto o servizio pubblico, date le lunghe file.Offre una veduta su parte della città e sul Vesuvio, penisola Sorrentina, Capri, Posillipo.

Castel dell’Ovo resta celato dalla cortina dei palazzi di via Caracciolo/N.Sauro.

Non c’è ancora valorizzazione culturale: manca qualsiasi cartello informativo che spieghi che questo è il luogo più antico della città, sito della fondazione di Partenope/Palepoli, antecedente a Neapolis.

Monte Echia
Veduta Monte Echia

L’esperienza più autentica è forse quella della discesa a piedi per le Rampe Pizzofalcone, un luogo della città finora sconosciuto ai più.  Qui troviamo la tranquillità di un posto dimenticato, con un meraviglioso Pino Mediterraneo e cespugli di Bouganville, un castello abbandonato, Villa Ebe dell’architetto Lamont Young, lo studio artistico di Pasquale della Monaco, pittore e drammaturgo, e una Napoli popolare che sopravvive a Santa Lucia.Bello, la domanda però resta: sapremo trovare un equilibrio tra turismo e turistificazione, con la città consumata come un cibo veloce di strada?

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