I luoghi di lavoro possono essere molto pericolosi. Diverse ricerche indicano  che ogni anno milioni di lavoratori vengono sottoposti a violenza fisica, molestie sessuali, minacce, prevaricazioni e Mobbing

Questo spesso ha conseguenze molto negative sia sugli individui coinvolti, vittime e spettatori, sia a livello organizzativo e sociale in senso lato (come aumento di assenteismo, maggiore tendenza al turnover, danno all’immagine dell’azienda etc.).

La violenza sul lavoro è dunque un problema scottante per le organizzazioni e per i lavoratori. Le ricerche tendono a distinguere  due diverse forme di violenza organizzativa:

1. Le aggressioni esterne:  le violenze esterne si riferisce alle azioni compiute dai cosiddetti “outsiders”, persone cioè che non fanno parte dell’azienda (ladri, truffatori, clienti insoddisfatti, etc.)
2. Le aggressioni interne: la violenza interna è invece perpetrata da colleghi, capi o ( a volte) sottoposti.

Il ricercatore tedesco Heinz Leymann   coniò il termine “Mobbing” per descrivere le diverse forme di aggressione tra i lavoratori all’interno della stessa organizzazione. Secondo Leymann il Mobbing o terrore psicologico  sul posto di lavoro, è costituito da comunicazioni ostili e non etiche, perpetrate in modo sistematico da uno o più individui contro un altro individuo, che viene costretto ad una posizione debole ed indifesa e perde la capacità di resistere efficacemente agli attacchi. Stabilì inoltre che le azioni mobbizzanti devono accadere quotidianamente (almeno una volta alla settimana) e per un lungo periodo di tempo (almeno 6 mesi).

Italia, uno dei ricercatori più attivi in questo campo è Harald Ege. Egli ha fondato la prima associazione italiana contro il Mobbing e lo Stress psicosociale ed è autore di diversi testi ed articoli sul tema.

Secondo Leymann se subiamo un aggressione sul posto di lavoro e rivolti attacchi gravi ma saltuari, per esempio due volte al mese, e che dopo tre mesi non ne possiamo più e iniziamo un lungo periodo di malattia o presentiamo le dimissioni, non siamo vittime di Mobbing. L’insoddisfazione è quindi grande. Ege analizza  l’applicazione pratica della rigida definizione di Mobbing che impedisce a molti studiosi di prestare attenzione a molte forme di aggressione interna sul posto di lavoro, senza contare i molti effetti collaterali che questa rigida definizione di Mobbing ha sulle vittime stesse delle aggressioni interne. Il Mobbing è solo una delle diverse forme che la persecuzione può assumere a livello organizzativo. Altre forme, in qualche modo più leggere, sono lo Stress occupazionale e lo Straining, mentre la forma più grave ed estrema di persecuzione è rappresentata dallo Stalking. C’è qualcosa quindi che va oltre il Mobbing.

Ci sono conflitti e persecuzioni sul posto di lavoro che creano danni enormi alle vittime e alle organizzazioni, ma non sono definibili Mobbing e le anche le vittime di questo “non Mobbing” devono avere il loro diritto di rivalsa.

Gli studi hanno dimostrato che l’esposizione a comportamenti negativi sistematici sul lavoro come il mobbing può avere effetti devastanti sulla salute e il benessere della vita degli individui. Si sono trovate correlazioni tra esposizione al bullismo e stanchezza cronica, conseguenze psicosomatiche, psicologiche e fisiche, stress generale, insonnia, disturbi muscolo-scheletrici, ansia, irritabilità, depressione, disturbo post-traumatico da stress (PTSD), odio verso se stessi, pensieri suicidari, bassa autostima, timidezza, disprezzo di se. Molti soggetti hanno riferito che la loro salute fisica e mentale erano state definitivamente danneggiate. L’esposizione al bullismo sembra essere associata ad un aumento di malattia, assenteismo, pensionamento anticipato. Il mobbing non colpisce solo le  vittime dirette ma anche i testimoni .

Gli effetti della situazione lavorativa ostile si ripercuotono sulla salute psicofisica della vittima nonché sulla vita privata e familiare.

Spesso i primi disturbi si trasformano  in patologie a cui la vittima deve far fronte con aiuto specialistico. In questa fase la vittima di Mobbing perde il controllo non solo sulla sua vicenda lavorativa, ma anche sul suo benessere personale e sul suo stato di salute.

Una situazione di mobbyng può avere effetti:

1- Sulla società, in quanto aumentano  costi per il Sistema Sanitario Nazionale e per i pensionamenti anticipati.

I costi dell’ Australia per congedo a causa del personale maltrattato al lavoro sono drammatici. Tali dipendenti altamente maltrattati mostrano anche una tendenza al pensionamento anticipato, come è stato dimostrato dalle statistiche pubbliche svedesi.

2-Effetti sull’organizzazione  per i costi di produzione elevati , turn over e bassa motivazione

3-Effetti sulla vittima  per disordine da stress post traumatico  e espulsione dal mercato del lavoro.

Come è noto, il Mobbing è una condotta illecita, ma soprattutto è un comportamento lesivo, ossia che è fonte di danno ingiusto  e giuridicamente risarcibile per chi lo subisce. Si parla ad esempio di danno professionale  per intendere un pregiudizio alla sfera strettamente occupazionale della persona: un danno professionale deriva per esempio da un demansionamento o da una dequalificazione, da una lesione alla propria immagine, da un sabotaggio. Il danno professionale può essere di natura patrimoniale (quando comporta una diminuzione del patrimonio della vittima) o non patrimoniale (quando la lesione colpisce beni non suscettibili di una valutazione economica, come ad esempio l’immagine o la dignità lavorativa).  Il danno biologico invece è il danno proprio alla salute della persona derivato da  condizioni lavorative nocive e, per sua intrinseca natura, sempre non patrimoniale. Può essere fisico o psichico a seconda che la malattia colpisca la sfera fisica o psichica della persona. La sua valutazione è di pertinenza specifica del medico legale. Nel tempo diversi  Tribunali hanno sviluppato delle particolari tabelle di monetizzazione del danno biologico. Il danno morale era invece ritenuto risarcibile solo nei casi previsti dalla legge. Così una persona che ha subito un furto può essere risarcita oltre  che per il valore materiale del bene perduto, ma anche per quello affettivo. È stato riconosciuto  anche un danno esistenziale da “vacanza rovinata” per un disservizio di un tour operator; oppure è stata risarcita una somma a titolo di danno esistenziale alla proprietaria di una gatta inavvertitamente investita e uccisa dal vicino di casa.

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