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Il direttore sportivo dell’Inter, Piero Ausilio, è intervenuto ieri al Corso di perfezionamento in Diritto e Giustizia sportiva presso l’Università degli studi di Milano, rivelando secondo lui cosa non è andato nell’Inter in questa stagione.

Ecco le sue parole raccolte da “calcissimo.com”.

Ausilio:” Non può esserci un progetto se non c’è una continuità di dirigenza e di proprietà. Siamo al terzo anno e stiamo ripartendo con un nuovo progetto. Abbiamo abbandonato il concetto di una proprietà stupenda come quella di Massimo Moratti, che però era prettamente a gestione familiare che ha vinto seguendo un percorso di passione, non di business: Moratti non ha guadagnato un euro dall’Inter. Poi c’è stato un signore in Indonesia che ha comprato l’Inter, ha fatto un bel business e ha sicuramente favorito l’Inter in un percorso che oggi è quello rinforzarsi nelle logiche del nuovo mercato, dove bisogna considerare i ricavi, dato che l’Uefa non consente più di immettere troppi soldi e fare calcio in questi modi. Oggi tutto deve essere proporzionato ai ricavi. Anche noi abbiamo l’obbligo di adeguarci alle condizioni che ci impongono per continuare a partecipare alle competizioni europee. Ogni giorno trovate sui giornali giocatori che prenderemo e soldi che spenderemo, ma la verità è che dobbiamo rispettare il tetto salariale. Il nostro fatturato è tra i 200 e i 230 milioni di euro, mentre quello della Juve, che partecipa regolarmente alla Champions League, è di 400 milioni. Dopo la retrocessione hanno lavorato seguendo un’idea di business con una grande visione dal punto di vista manageriale. Hanno costruito il proprio stadio e gradualmente alzato gli stipendi, hanno lavorato sullo sviluppo commerciale e poi, dal momento in cui vinci e partecipi alla Champions, puoi partire da +50 milioni di euro. Loro riescono a fare questo con continuità ed è per questo che c’è grande differenza con le altre. E’ una forbice che può ancora allargarsi e si fa fatica a recuperare, perché non si recupera con il calciomercato. Non si recupera prendendo i migliori calciatori, perché poi i migliori calciatori vanno dove ci sono più soldi, dove possono giocare la Champions. Perché vogliono vincere. Questo non significa che ci rinunciamo, dobbiamo sviluppare un discorso, rischiare qualcosa, e quando rischi a volte va bene e volte va male. Bisogna rischiare anche prendendo calciatori giovani. Gabigol? No quello è qualcosa di diverso, ma non posso spiegarlo (ride ndr). Abbiamo provato a prendere Paulo Dybala, ma con la Juve c’erano 20 milioni di differenza e alla fine è andato lì. Oggi non è possibile pensare che nel calciomercato si possano spendere 200 o 300 milioni di euro. E non perché non lo si voglia, ma perché è impossibile. Noi oggi abbiamo una proprietà forte, solida. La nuova proprietà cinese potrebbe tranquillamente comprare i giocatori più famosi tipo Cristiano Ronaldo, ma la verità è che non possiamo farlo perché c’è quel famoso Financial Fair Play, che tiene conto dello sviluppo del club, che a sua volta deve avere una struttura che gli permette di arrivare a giocatori di una certa importanza. È un percorso che richiede tempo, idee, management. Bisogna fare meno errori possibili, sicuramente meno di quelli che abbiamo fatto quest’anno, dove ce ne sono stati tantissimi“.

Continua Ausilio:” Abbiamo iniziato con il grande entusiasmo della nuova proprietà, c’era un allenatore che aveva iniziato la preparazione e poi a una settimana dall’inizio della stagione, per mille motivi, si decide di mandarlo via o se ne è andato lui. E così siamo andati su un allenatore che non conosceva il calcio italiano. Ma in quel caso anche chi non ha immaginazione poteva capire che non è un modo di cominciare la stagione, perché si parte male, in ritardo rispetto agli altri. Devi cominciare da capo con la preparazione, con la conoscenza dei calciatori e devi anche riprendere il concetto di squadra, dato che chi c’era prima preferiva un modulo diverso, o si fidava di alcuni calciatori invece che di altri. Nel calcio è come nelle aziende, se non programmi bene, puoi andare incontro a una stagione negativa. L’Inter quest’anno ha programmato male, abbiamo cambiato 4 allenatori, arriveremo settimi o ottavi. Eppure la rosa dell’Inter è una rosa di buoni calciatori. Chi oggi dice che la rosa è scarsa, prima diceva che l’Inter era la vera antagonista della Juve. Lo ha detto Massimiliano Allegri, ma anche Maurizio Sarri e Luciano Spalletti. Ma se non si programma in un certo modo, tutto poi diventa relativo. Dobbiamo anche essere più forti a livello di comunicazione. Quando dovevamo affrontare la Juventus a Torino, c’è stato un giornale che ha aperto con Antonio Conte all’Inter. Abbiamo perso la partita e per tutta la settimana si è parlato dell’allenatore che sarebbe venuto al posto di Stefano Pioli. È in quei momenti che devi dare sostegno all’allenatore. Oggi il calcio è soprattutto comunicazione, inutile stare qui a raccontarcela. Poi ci sono tv che trasmettono per 24 ore e devono per forza ogni giorno dire qualcosa, e tre giornali che tutti i giorni devono parlare di calcio: a parte la Spagna, nessuno li ha. E parlare di calcio significa parlare di mercato. Quindi ogni giorno devono inventarsi qualcosa sui calciatori o sugli allenatori. Ad Appiano non c’è gente che non si allena. Si allenano e anche bene. Siamo lì tutti i giorni. Manca il senso di solidarietà, non sono riusciti a creare il gruppo per questioni di etnia, di età, ma anche di personalità e valori umani. Non ci sono cattivi ragazzi, arrivano al mattino, fanno colazione insieme e si allenano bene, si fermano a pranzo. Fai anche fatica a trovare cose negative, ma sicuramente hanno i loro difetti. Non sono un gruppo solidale tra loro, ci sono tanti gruppetti e tanta gente che pensa a se stessa. Ognuno non fa più del suo, non c’è grande personalità e forza d’animo. La Juve è fortissima, solida, ha giocatori di grande personalità, è ben strutturata. Ma bisogna vedere quando perderà quei 4 o 5 giocatori che le hanno dato la struttura, la personalità e la mentalità che oggi non trovi nel calciomercato. Se perdi insieme Zanetti, Cambiasso, Milito e Samuel, rimane una struttura ampia di calciatori, ma la personalità ce l’hanno solo quei giocatori che sono passati da momenti negativi. Chiellini e Buffon hanno giocato in B, Bonucci e Barzagli hanno vissuto stagioni negative prima di cominciare a vincere, ma lì la Juve ha costruito. L’Inter stava costruendo qualcosa, ha iniziato con Mancini ed ha sempre aggiunto qualcosina”.

Sul futuro allenatore:” Bisogna confrontarsi con situazioni contrattuali e di mercato. Stiamo pensando ad allenatori con quelle caratteristiche, però poi vai a vedere e tutti i top sono al Chelsea, al Tottenham, all’Atletico Madrid, alla Juve, ecc. Bisogna raffrontarsi anche a questo tipo di situazioni”.

Queste dichiarazioni, che per inciso corrispondono al vero secondo il sottoscritto, anche se indubbiamente non andavano sbattute in pubblica piazza, aprono mille interrogativi tuttora senza risposta. Se Ausilio non ha avallato la scelta di affidare la panchina a De Boer, se non ha scelto lui di concludere le operazioni di mercato nella scorsa sessione estiva, come si evince dalle sue parole, chi si è occupato di ciò? E perché infine pochi mesi fa al direttore sportivo è stato rinnovato il contratto, nonostante non ci fosse lui dietro tutte queste scelte, considerando anche l’ingresso in società di Walter Sabatini?

 

(Credit photo: www.football-leader.it)

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