Maschio Angioino, Cartolina di Napoli


Forse non c’è in questa città, un monumento che non intrecci nella sua storia leggende che avvolgono le sue mura e coloro che lo abitarono. Anche in questo, Napoli si distingue dalle altre città che ne fanno insieme al suo vasto repertorio storico, artistico, culturale, gastronomico e folclorico, una città unica nel suo genere.

Il Maschio Angioino abitazione di Carlo D’Angiò

Denominato Castel Nuovo, poiché questo sito fu scelto da Carlo D’Angiò, capostipite della dinastia francese, a sua abitazione e, quindi, l’appellativo “nuovo” fu scelto per distinguerlo da quelli già presenti in città. E così, nella zona di Campus Oppidi iniziarono nel 1279 i lavori per il Castrum Novum.

Dal Maschio Angioino sono passati grandi personaggi della storia. Si narra che qui Papa Celestino V abdicò al suo pontificato, a pochi mesi dalle sue elezioni. La causa scatenante secondo la leggenda è imputabile al fatto che il futuro Papa Bonifacio VIII consapevole che Celestino V fosse facilmente impressionabile, introdusse di notte da una finestra, una lunga tromba, e fingendosi messaggero di Dio gli suggerì di abdicare. Uno scherzo burlone, ma che per costui fu un chiaro segnale del Divino.

Il periodo di Roberto il Saggio al Castello

Durante il regno di Roberto il Saggio, il Maschio Angioino fu luogo d’incontri di grandi letterati come Petrarca, Boccaccio e Giotto. A quest’ultimo furono commissionati i decori degli ambienti più rappresentativi del Maschio Angioino. Purtroppo, dei tre cicli di affreschi realizzati, oggi non resta quasi nulla, tranne qualcosa nella Cappella Palatina.

Le Regine e il Coccodrillo del fossato

Con l’ascesa al trono di Giovanna I (prima regina dell’Italia meridionale) e Giovanna II d’Angiò, il castello, suo malgrado, divenne focolaio di leggende sentimentali di dette regine. Poco rimane ai posteri del loro comportamento, non mancano, invece, racconti sulle loro storie, dei loro amanti e della fine di questi ultimi, per ordine loro. A difesa del loro buon nome, non esitarono a farli uccidere o addirittura a farli buttare in una botola che li avrebbe spediti in un viaggio senza ritorno, alla fossa denominata del “Coccodrillo”. Qui sembra vivesse un coccodrillo arrivato con una nave dall’Africa e che avesse trovato dimora fertile nelle mura del Castello. Questo sotterraneo, un tempo era denominato del miglio, poiché erano destinato alle riserve di grano, poi titolati all’animale marino.

L’arrivo degli Aragonesi al Maschio Angioino

Gli Aragonesi, che seguirono agli Angioini, fecero del Maschio Angioino la sede della politica e culturale del governo. Se ne impossessarono nel 1442, dopo un lungo assedio e riuscirono ad arrivare al Castello attraverso un percorso sotterraneo che dal pozzo di Santa Sofia li condusse lì.

Alfonso d’Aragona incaricò l’architetto Guglielmo Sagrera dei lavori di ristrutturazione donandogli l’aspetto che possiamo ammirare ancora oggi.

La congiura dei Baroni

La Sala Mayor oggi Sala dei Baroni è uno degli ambienti più celebri del Castello, ristrutturata anch’essa dall’architetto Sagrera, ampliata rispetto alla dimensione originale, fu teatro della congiura dei Baroni nel 1486 contro re Ferrante I d’Aragona. Si narra che il re invitò i congiurati al banchetto per il matrimonio della nipote col pretesto di districare ogni rancore e portare la pace nel regno. I Baroni accettarono e una volta entrati  nella sala, il re la fece completamente barricare dall’esterno e furono arrestati. Molti perirono nelle segrete del Castello sotto atroci torture, ancora oggi laggiù vi sono quattro bare senza nome, contenenti secondo rilievi, uomini in abiti alla moda del quattrocento, a perenne memoria di chi avesse tradito.

La sede del Consiglio comunale di Napoli

Ora la sala è adibita alle riunioni del Consiglio comunale di Napoli. Il complesso è parte integrante della città, oltre per i turisti che lo affollano tutto l’anno anche per le notevoli e importanti manifestazioni artistiche che si svolgono al suo interno.

Foto a cura di Nicola D’Auria
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