Roberto Fiore, nove anni dopo: il ricordo tra Napoli e Castellammare


Il 27 febbraio non è una data qualsiasi per chi vive di calcio tra Napoli e Castellammare di Stabia. In questo giorno, nel 2017, si spegneva Roberto Fiore, dirigente capace di lasciare un segno profondo in due piazze che ancora oggi ne custodiscono la memoria. A nove anni dalla scomparsa, il suo nome resta legato a stagioni che hanno fatto epoca.

Il Napoli dei campioni

Alla guida del Napoli dal 1964 al 1967, Fiore fu protagonista di una fase tra le più affascinanti della storia azzurra. Sotto la sua presidenza arrivarono all’ombra del Vesuvio due fuoriclasse come Omar Sivori e José Altafini, innesti che accesero l’entusiasmo di un’intera città.

In quegli anni il Napoli centrò la promozione dalla Serie B e conquistò la Coppa delle Alpi, mentre lo stadio San Paolo faceva registrare numeri da record, con oltre 70mila abbonati. Un calcio spettacolare e ambizioso, che contribuì a rafforzare l’identità sportiva partenopea anche a livello nazionale.

La Juve Stabia a un passo dalla B

Il legame di Fiore con il territorio non si fermò al capoluogo. A Castellammare di Stabia il suo nome è indissolubilmente legato alla storia della Juve Stabia. Durante la sua gestione, le “Vespe” vissero stagioni di rilancio e rinnovata credibilità.

Emblematica l’annata 1993-94, con la squadra guidata da Roberto Chiancone arrivata a un passo dalla promozione in Serie B, sfumata nella finale playoff contro la Salernitana. Un traguardo mancato che non cancellò però il lavoro svolto: Fiore restituì ambizione e dignità a una piazza storicamente passionale.

Negli anni successivi non mancarono delusioni cocenti, tra spareggi e campionati sfuggiti sul filo di lana, episodi che segnarono la fine di un rapporto diventato complesso con parte della tifoseria. Ma resta il ricordo di un presidente che aveva riportato entusiasmo e progettualità.

Un calcio d’altri tempi

Roberto Fiore apparteneva a un’epoca diversa del pallone, fatta di rapporti diretti e di scelte coraggiose. Un dirigente capace di unire competenza e visione, mantenendo sempre un forte legame con la propria terra.

A nove anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo continua a vivere tra i racconti tramandati sugli spalti del “Menti” e tra le emozioni legate allo stadio Maradona. Perché nel calcio moderno, dove tutto corre veloce, figure come la sua restano impresse come simboli di un tempo che ha segnato la storia sportiva di Napoli e Castellammare.

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