Gennaro Iezzo non è stato solo un portiere, ma il simbolo di una scelta di cuore. Nato a Castellammare di Stabia nel 1973, ha legato indissolubilmente il suo nome alla scalata del Napoli dalla Serie C alla vetta del calcio italiano. Dopo la gavetta ed una bella parentesi a Nocera Inferiore il portiere inizia a farsi notare nel calcio che conta.
Chievo Verona: le prime esperienze in Serie B.
Catania: protagonista della promozione in B nel 1999.
Cagliari: il salto di qualità definitivo, dove conquista la promozione in Serie A e debutta nel massimo campionato.
L’Atto d’Amore: Napoli
Nel 2005 compie una scelta controtendenza: lascia la Serie A e il Cagliari per scendere in Serie C1 con il Napoli. È l’inizio di un’epopea:
La C1 (2005-06): Subisce solo 18 reti, blindando la porta verso la Serie B.
La B (2006-07): Da capitano, guida la difesa meno battuta del torneo (meglio della Juventus post-Calciopoli), centrando la storica promozione in A.
La Serie A e l’Europa: Difende i pali azzurri nel ritorno nel massimo campionato e debutta in Coppa Intertoto. Resta celebre il rigore parato a Kaká a San Siro nel 2008.
Chiude la carriera in azzurro nel 2011, dopo sei stagioni, lasciando il testimone a Morgan De Sanctis ma restando per sempre nel cuore dei tifosi come il portiere della rinascita.
Iezzo, il Capitano che scelse il Fango per ritrovare le Stelle
NAPOLI – Ci sono momenti nella storia di un club in cui non servono solo campioni, ma uomini capaci di scommettere contro il destino. Gennaro Iezzo, stabiese verace, è stato l’uomo giusto al momento giusto. Nel 2005, mentre il calcio moderno spingeva verso contratti milionari e palcoscenici dorati, lui fece il percorso inverso: abbandonò la Serie A per tuffarsi nell’inferno della C1.
Non fu solo una scelta romantica, ma una missione tecnica. Con Iezzo tra i pali, la porta del Napoli divenne un fortino inespugnabile. I numeri parlano chiaro: 18 gol subiti nell’anno della C, 25 in quello della B. Statistiche da primato che permisero al club di Aurelio De Laurentiis di bruciare le tappe. Gennaro, con la sua sicurezza nelle uscite e i riflessi felini, restituì dignità a una piazza che aveva dimenticato il sapore della vittoria.
Quel rigore a San Siro
Il punto più alto del suo orgoglio professionale arrivò probabilmente in una sera di novembre a Milano. Parare un rigore a un Pallone d’Oro come Kaká, sotto le luci di San Siro, fu la certificazione che quel “portiere di provincia” valeva i palcoscenici più prestigiosi d’Europa. Anche quando gli infortuni e l’età lo costrinsero a cedere il passo, il suo ruolo nello spogliatoio rimase fondamentale, agendo da chioccia e da garante dell’identità napoletana.
L’eredità di un numero uno
Oggi Iezzo insegna calcio ai giovani, ma per il popolo azzurro resterà sempre il portiere del “doppio salto”. Colui che ha ripulito i guantoni dalla polvere dei campi di periferia per riportarli a brillare sotto il cielo dell’Europa. Un leader silenzioso che ha dimostrato che, a volte, per diventare grandi bisogna avere il coraggio di tornare piccoli.


