Il 6 gennaio 1976 faceva il suo esordio sul Primo Canale Rai Sandokan, una miniserie in sei episodi destinata a diventare un fenomeno di costume senza precedenti. Diretta da Sergio Sollima e interpretata da un indimenticabile Kabir Bedi, l’opera trasponeva sul piccolo schermo il fascino dei romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari, attingendo principalmente da Le tigri di Mompracem e I pirati della Malesia.
Una Produzione Senza Precedenti
Ciò che rese Sandokan una pietra miliare non fu solo il successo di pubblico, ma la sua natura pionieristica. Insieme a grandi produzioni come l’Odissea e Gesù di Nazareth, la serie inaugurò l’era delle grandi coproduzioni internazionali.
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L’impegno di Sollima: La lavorazione fu monumentale e durò circa quattro anni. Il regista Sergio Sollima si impose di creare un’opera che fosse al contempo realistica e imponente, distanziandosi dalla semplicità dei classici sceneggiati dell’epoca.
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Dalla TV al Cinema: Per la prima volta, un “teleromanzo” italiano veniva realizzato con i mezzi, la cura del dettaglio e l’ambizione di un colossal cinematografico.
Un Cast Leggendario
Il successo della serie fu indissolubilmente legato ai volti dei suoi protagonisti, icone entrate nell’immaginario collettivo:
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Kabir Bedi: La Tigre della Malesia, simbolo di forza e nobiltà.
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Carole André: La “Perla di Labuan”, Marianna Guillonk.
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Philippe Leroy: L’astuto e fedele Yanez de Gomera.
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Adolfo Celi: L’implacabile nemico, Lord James Brooke.
L’Eredità e i Sequel
L’impatto di Sandokan fu talmente vasto da generare diverse operazioni commerciali e narrative negli anni successivi:
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Versioni cinematografiche: Lo sceneggiato fu rieditato in due lungometraggi per le sale (Parte 1 e Parte 2).
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La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa! (1977): Un seguito diretto per il grande schermo, sempre firmato da Sollima.
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Il ritorno di Sandokan (1996): Una miniserie televisiva diretta da Enzo G. Castellari, che vide il ritorno di Kabir Bedi nel ruolo del protagonista a vent’anni di distanza.
Ancora oggi, lo sceneggiato di Sollima è considerato uno dei punti più alti della fiction europea, capace di unire la profondità degli intellettuali chiamati alla scrittura con il puro intrattenimento d’avventura.


