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Storico verdetto quello della Cassazione sulla depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis. La Corte di Cassazione ha stabilito che coltivare in casa “piante stupefacenti” (non solo cannabis) in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato.

“Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Cannabis homemade, ma solo per uso personale

Attenzione! Dal dispositivo delle Sezioni Unite Penali della Cassazione, si ricavano precisi limiti ed esattamente:

  • l’unico utilizzatore del prodotto ‘homemade’ potrà essere solo la persona che materialmente si dedica alla cura delle piante;
  • non è ammessa la destinazione anche ad eventuali componenti del nucleo familiare e/o il consumo di gruppo;
  • le piante possono essere coltivate solo con “tecniche rudimentali”;

Un verdetto che desta alcune perplessità

Il verdetto delle Sezioni Unite pare sia stato accolto in modo favorevole dalla maggior parte degli esponenti del mondo politico.Per alcuni questa storica sentenza rappresenta l’inizio di un’aspra lotta contro la criminalità. Inoltre, contribuisce ad evitare rischi per la salute degli utilizzatori.

Altri ci vanno con i piedi di piombo e attendono di leggere con attenzione la sentenza della Cassazione, prima di esprimersi a favore o meno. La stessa Cassazione ha, infatti, emesso di recente, sentenze di contenuto totalmente opposto, che hanno stroncato il commercio della cosiddetta cannabis light.

 

 

 

 

 

 

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