Il mondo della musica italiana perde una delle sue anime più eleganti, romantiche e rivoluzionarie. Si è spento a 86 anni, nella sua amata Capri, Peppino Di Capri (all’anagrafe Giuseppe Faiella). L’artista lascia un vuoto incolmabile non solo nella storia della canzone napoletana, ma nell’intero panorama culturale del Paese, di cui è stato un ambasciatore nel mondo per oltre sei decenni.
Capri, la sua isola, l’aveva protetto e ispirato fino all’ultimo. Ed è proprio lì, tra quelle rocce e quel mare che hanno fatto da sfondo ai suoi più grandi successi, che l’artista ha esalato l’ultimo respiro, circondato dall’affetto dei suoi cari.
Il re del “Twist” e lo scugnizzo al pianoforte
Nato nel 1939 in una famiglia di musicisti, Peppino Di Capri ha dimostrato fin da bambino un talento precoce per il pianoforte. Ma la sua vera grandezza è stata la capacità di rinnovare la tradizione.
Alla fine degli anni ’50, insieme al suo gruppo I Rockers, ha preso la melodia classica napoletana e l’ha shakerata con i ritmi americani del rock’n’roll e del twist. Brani come Malatia e Luna Caprese sono diventati moderni, internazionali, capaci di far ballare e innamorare un’intera generazione durante gli anni caldi della Dolce Vita.
La doppietta a Sanremo e il record dei record
Il legame tra Peppino Di Capri e il Festival di Sanremo è stato viscerale. Detiene, insieme ad altri pochissimi big, il record di partecipazioni (ben 15 edizioni), ma soprattutto ha inciso il suo nome nell’albo d’oro dei vincitori per ben due volte:
1973: Trionfa con Un grande amore e niente più.
1976: Conquista di nuovo il podio più alto con la splendida Non lo faccio più.
Nel 2023, il Festival gli aveva tributato il Premio alla Carriera sul palco dell’Ariston, un momento di grandissima commozione in cui l’intero teatro si era sciolto in una standing ovation infinita per quel signore in giacca elegante, eterno ragazzo al pianoforte.
“Champagne” e “Roberta”: colonne sonore di una nazione
Se si pensa a Peppino Di Capri, il pensiero corre immediatamente a due capolavori assoluti che sono entrati di diritto nel DNA della musica italiana:
”Champagne, per brindare a un incontro…”
Scritta nel 1973, Champagne non è solo una canzone: è un inno alla malinconia sentimentale, un brano cantato a squarciagola in ogni angolo del pianeta, capace di unire generazioni diverse. Prima ancora, nel 1963, c’era stata Roberta, una supplica d’amore straziante e bellissima dedicata alla sua prima moglie, che ha ridefinito il concetto di “ballata romantica” in Italia.
L’ultimo brindisi
Con la scomparsa di Peppino Di Capri non se ne va solo un cantante da milioni di dischi venduti, ma un simbolo di un’Italia elegante, garbata e solare. Un artista che ha saputo cantare l’amore senza mai scadere nella banalità, portando il nome della sua isola e della sua nazione sui palchi più prestigiosi del mondo, dall’Olympia di Parigi alla Carnegie Hall di New York.
Oggi la sua Capri è un po’ più silenziosa, ma le note del suo pianoforte continueranno a risuonare immortali, come il profumo del mare in una notte d’estate. Ciao, Peppino.


