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Sanzioni americane: Nonostante la conflittualità latente e mai sopita che intercorre tra Russia e Ucraina, i due paesi hanno annunciato che sarà firmato un memorandum d’intesa per far transitare il metano russo attraverso i gasdotti ucraini in direzione dell’Europa occidentale. Nonostante manchi ancora l’ufficialità e la redazione di un documento formale, i rappresentanti di Russia, Ue e Ucraina sembrano essere arrivati a un’intesa dopo gli incontri tenutisi in Bielorussia e Germania. Il contratto avrà una durata di 5 anni, con un’opzione di rinnovo decennale e consentiranno un transito di 65 miliardi di metri cubi di gas russo per il primo anno, poi destinata a decrescere gli anni successivi.

L’esportazione del gas russo in Europa

La Russia esporta ogni anno all’incirca 200,8 miliardi di metri cubi di gas, pari al 36% del fabbisogno complessivo europeo. Circa il 40% di questo gas passa attraverso l’Ucraina e al primo posto dei maggiori consumatori si piazza la Germania con 58,5 miliardi di metri cubi importati ogni anno. Al secondo posto c’è la Turchia e al terzo l’Italia, con 22,8 miliardi di metri cubi. Con questo accordo Russia e Ucraina hanno accantonato momentaneamente i cattivi rapporti, acutizzati dalla latente guerra nel Donbass, per raggiungere un accordo che impedirà il riproporsi di una nuova “guerra del gas”, come quella di 10 anni fa. Ogni anno l’Ucraina riceve mediamente 3 miliardi di dollari da Mosca per far passare il gas russo: si tratta del 3% del PIL nazionale, vitale per la dissestata economia nazionale, afflitta anche dal conflitto nella zona orientale.

Le sanzioni americane al Nord Stream 2

E’ pur vero che Mosca da tempo sta lavorando a un’alternativa per rendere sempre meno indispensabili i metanodotti ucraini, aggirandoli da nord e sud con la costruzione di nuove pipelines. Da sud il Tukstream dovrebbe portare il metano in Europa meridionale passando per il Mar Nero, mentre a nord, il progetto Nordstream 2 arriverebbe a raddoppiare il flusso di metano verso la Germania passando per il mar Baltico. A questo progetto si oppone Washington che, con una votazione bipartisan, alla Camera e al Senato, ha deciso di mettere le sanzioni al progetto. Queste prevedono, oltre al congelamento dei beni per le persone che lavorano al progetto, diversi impedimenti per le aziende che partecipano. Gli interessi americani a bloccare il progetto sono molteplici. In primo luogo, aumentare il commercio di gas russo verso l’Europa ridurrebbe lo spazio di vendita di Washington sul mercato europeo. Inoltre, l’Ucraina si vedrebbe tagliata fuori economicamente dal transito del metano e Mosca potrebbe poi aggirare le sanzioni che pendono sul paese per via dell’annessione della Crimea e per lo strisciante conflitto in Donbass.

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La reazione ai dazi statunitensi

Il rischio di una crisi diplomatica risulta essere ora molto alto. In proposito c’è stato un intervento del ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz in tv durante il quale ha definito una “grave interferenza negli affari interni europei e della Germania l’azione degli USA” ritendendo “incomprensibili e improprie le sanzioni”. Anche la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, è intervenuta, attraverso un post su Facebook, sottolineando come “ideologia americana non tolleri la concorrenza”. Più flebile la reazione dell’Unione europea. Un comunicato del commissario Ue al Commercio, Phil Hogan, ha annunciato che “per principio l’Ue si oppone all’imposizione di sanzioni contro imprese europee che svolgono attività legali”.

 

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