Con il via libera definitivo del Parlamento dato in queste ore, entra ufficialmente in vigore la nuova norma che introduce l’obbligo del consenso scritto, preventivo e informato dei genitori per la partecipazione degli studenti delle scuole medie e superiori a tutte le attività extracurricolari legate al tema della sessualità e dell’affettività.
Il provvedimento, che ha superato l’ultimo voto parlamentare dopo un intenso dibattito politico, punta a ridefinire il confine tra il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche e la responsabilità delle famiglie. La nuova normativa impone un cambio di rotta procedurale per gli istituti scolastici secondari di primo e secondo grado. Da questo momento in poi, ogni progetto integrativo, conferenza o laboratorio extracurricolare che affronti i temi della sessualità dovrà seguire un iter rigido.
Se un genitore non firma l’alunno non partecipa all’attività proposta
Fino ad oggi, la partecipazione a questi progetti faceva capo all’autonomia organizzativa dei singoli istituti, regolata dalla Legge 107/2015 (la “Buona Scuola”). Con il nuovo testo di legge, le attività extracurricolari non curricolari subiscono un forte vincolo procedurale. La trasparenza non è più soltanto una pubblicazione nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), ma si trasforma in un’autorizzazione attiva ed esplicita: se un genitore non firma, lo studente viene escluso dall’aula del progetto.
Il provvedimento sposta l’Italia su posizioni diametralmente opposte rispetto alla tendenza della maggior parte dei partner europei. Secondo i dati della rete istituzionale Eurydice (la rete della Commissione Europea che analizza i sistemi educativi), in gran parte d’Europa l’educazione alla salute e alla sessualità non solo non è soggetta a possibilità di esonero da parte dei genitori, ma è addirittura una materia obbligatoria e curricolare.
Paesi come la Germania, la Svezia, la Francia e l’Austria integrano queste tematiche all’interno dei programmi ministeriali di biologia, educazione civica o in ore dedicate, rendendole parte del percorso di studi obbligatorio e non scindibile dall’obbligo scolastico. L’Italia, al contrario, restando uno dei pochi Stati membri a non avere una legge sull’obbligatorietà del curriculum, centralizza ora la scelta sul filtro familiare per le attività extracurricolari.


