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Francia – Dimissioni del primo ministro Edouard Philippe e del suo Governo

Francia – Dopo la seconda tornata delle elezioni amministrative francesi, che ha sancito la sconfitta nelle maggiori città del partito del presidente Emmanuel Macron, La République En Marche (LaREM) e il trionfo del partito ecologista Europe Écologie Les Verts (Eelv), è arrivata la notizia (che aleggiava nell’aria da qualche giorno) delle dimissioni del primo ministro Edouard Philippe e del suo Governo.

Philippe, proveniente dalle fila dei Repubblicani (LR), uscito vittorioso dal ballottaggio che lo ha decretato nuovo sindaco di Le Havre, dopo una “decisione concordata” nel corso di un incontro con il presidente della Repubblica Macron, ha rassegnato le dimissioni nelle mani di quest’ultimo.

Al suo posto Macron ha nominato Jean Castex, funzionario di Stato con studi all’ENA (École Nationale d’Administration), già collaboratore dell’ex Presidente Nicolas Sarkozy, nominato a inizio aprile responsabile interministeriale per l’uscita dal lockdown e per questo definito “Monsieur Dèconfinement”, per la sua gestione della lotta al Coronavirus.

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I risultati delle amministrative e l’ondata verde

Con il voto per le amministrative di fine giugno, tenutosi a tre mesi dal primo turno di marzo, il principale vincitore è stato il partito ecologista Europe Ecologie-Les Verts (EelV), che si è imposto in alcune grandi città come Lione, Bordeaux, Strasburgo e Besançon, mentre a Parigi ha contribuito alla riconferma della uscente sindaca socialista Anne Hidalgo.

Il partito centrista di Macron, La République En Marche (LaREM), è riuscito a imporsi solo a Le Havre, dove era stato candidato il primo ministro dimissionario Philippe.

I conservatori del partito di destra Les Republicains (LR) sono riusciti invece a mantenere il controllo di molti centri di medie dimensioni.

Anche la Francia, dunque, dopo paesi come l’Austria e l’Irlanda, è stata travolta da un’ondata verde inarrestabile che ha portato inevitabilmente ad alcuni cambi di rotta.

Tradizionalmente alleati dei partiti di sinistra, in questi ultimi due Paesi si è assistito all’inedito esperimento di governi di coalizione formati da partiti conservatori e verdi.

Dimostrando come questi ultimi si siano oramai scrollati di dosso l’etichetta di idealisti per scendere a patti, accettando gli inevitabili compromessi del potere pur di governare.

Anche la Francia deve ora fare i conti con l’ondata ecologista, che spinta dalla presa di coscienza ideologica innescata dalla pandemia, ha fatto riemergere la divisione lungo l’asse destra-sinistra, mentre dopo le europee del 2019, il centrismo di La République En Marche (LaREM) sembrava dominare i grandi centri urbani.

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La strategia di Macron in vista delle presidenziali del 2022

In vista delle elezioni presidenziale del 2022, Macron sta facendo tutto il possibile per costruire una nuova linea politica.

Zoppicante ormai da tempo in molti sondaggi, aveva annunciato prima del voto di ballottaggio di domenica scorsa la necessità di intraprendere un “nuovo cammino” da fare con una squadra rinnovata. Le dimissioni “concordate” del primo ministro Philippe potrebbero essere considerate come il primo passo di questo nuovo corso.

Decollato nei sondaggi, con indici di gradimento superiori al 50%, per la buona gestione della lotta alla pandemia da Coronavirus, Philippe ha saputo accrescere la propria popolarità tra i francesi scalzando di fatto Macron, più volte attaccato per i problemi nel Paese.

Questa popolarità crescente, secondo molti osservatori, era diventata troppo ingombrante per il Presidente della Repubblica francese che ha deciso quindi di operare un rimpasto, nominando una figura meno popolare e di riprendere in mano le redini per cambiare rotta in vista delle presidenziali.

La nuova fase politica annunciata con il “governo di lotta” contiene in realtà poche ma incisive priorità: rilancio economico, protezione sociale e ambientale, difesa della sovranità europea, ristabilimento di un ordine sociale più giusto ed equo.

In questi giorni Macron e il nuovo primo ministro Castex lavoreranno perciò per la costruzione del nuovo esecutivo che, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbe mantenere ai loro posti Bruno Le Maire e Gérald Darmanin (responsabili dei dicasteri dell’Economia e delle finanze e della Pubblica azione e dei conti), entrambi provenienti dal partito dei Repubblicani, accontentare l’ala sinistra di En Marche e soprattutto tingersi di verde con la scelta di alcuni loro componenti.

 

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