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Libia: Nonostante alcuni media vicini ad Haftar abbiano segnalato nel corso della giornata di domenica ripetute violazioni del cessate il fuoco entrato in vigore alla mezzanotte del 12 gennaio, sembra reggere la tregua stipulata tra il capo del Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico (Gna), Fayez al Sarraj, e il generale Khalifa Haftar.

Un cessate il fuoco plaudito da Unione europea, Nazioni Unite, Lega Araba e Stati Uniti, ma le cui protagoniste principali sono risultate essere Russia e Turchia sancendo il ruolo sempre più forte di questi due paesi come attori centrali nella crisi libica.

Il ruolo della Turchia e l’invio di truppe in Libia

Nel discorso tenuto a Capodanno, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, aveva parlato dell’invio di forze armate turche in Libia come di una questione di sopravvivenza per il governo nazionale libico (oltre che ovviamente degli interessi strategici turchi). L’intervento, approvato dal parlamento il 2 gennaio, è risultato strategico per entrambi gli schieramenti libici dischiudendo nuove strade per la politica estera turca.

Un interesse per la Libia maturato in questi mesi a causa del crescente isolamento geopolitico in Medio Oriente a seguito di una serie di eventi quali la rottura con gli USA sulle modalità di conduzione della guerra in Siria, dal deterioramento dei rapporti con l’Arabia Saudita, dal recente accordo tra Grecia, Cipro e Israele per la realizzazione del gasdotto EastMed.

Il 27 novembre scorso inoltre Turchia e Governo di accordo nazionale libico avevano firmato un memorandum d’intesa sulla cooperazione militare e sui confini marittimi del Mediterraneo sancendo un’unità d’intenti inedita. Scopo principale della Turchia sarebbe dunque quello di salvaguardare le conquiste fatte e allargare la sua sfera d’influenza nel nord Africa (soprattutto in campo energetico).

La Russia di Putin e la crisi libica

Nell’intricata vicenda nordafricana un ruolo di primo piano è giocato anche dalla Russia di Vladimir Putin, che sostiene il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, mettendo in scena un copione già visto per la Siria di Bashar Al-Assad dove Russia e Turchia sono su fronti opposti.

Nonostante l’incontro di Istanbul non abbia sancito la spartizione della Libia in due aree, l’appello al cessate il fuoco risulta essere importante perché lanciato dai due sponsor “ufficiali” dei principali contendenti in lotta.

In più l’azione risulta essere in netto contrasto con gli interessi nazionali italiani ed europei, a tutto vantaggio della Russia. Si creerebbe infatti una Libia divisa e permanentemente instabile e permetterebbe a Mosca di conquistare nella migliore delle ipotesi un secondo porto nel Mediterraneo dopo quello di Tartus.

Nella giornata di oggi Haftar e al-Sarraj si sono recati a Mosca per negoziare una possibile tregua nonostante la ferma decisione di al-Sarraj di non voler incontrare Haftar e di portare avanti colloqui separati con le delegazioni turche e russe.

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I caratteri della tregua

La bozza di accordo della tregua circolante in Russia, e diramata dalla tv panaraba al-Arabya, sarebbe composta da 7 punti. In primo luogo la Turchia dovrebbe cessare di inviare le proprie truppe in Libia (mettendo termine di fatto all’accordo del 27 novembre con il Gna) e prolungare a tempo indeterminato il cessate il fuoco tra le due fazioni in lotta. A questo proposito ci dovrebbe essere un ritiro incondizionato delle forze in campo e un ritorno nelle caserme sotto l’attenta sorveglianza di Russia e Nazioni Unite.

La popolazione civile dovrebbe essere a tal fine salvaguardata nel processo di de-escalation e si dovrebbe procedere alla designazione, sotto la guida del rappresentante speciale per la Libia, Ghassem Salamé, dei rappresentanti incaricati di elaborare un accordo politico tra le due parti.

Il ruolo dell’Italia e dei paesi Ue

Il presidente Erdogan, incontrando il premier Conte ad Ankara, ha ribadito la sua fiducia in un cessate il fuoco permanente. Il primo ministro italiano ha affermato invece che alla conferenza di Berlino, prevista per il 19 gennaio, saranno presenti anche gli attori libici in quanto non potrebbe delinearsi un futuro politico per il paese senza i diretti interessati.

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, in visita a Tunisi, ha sostenuto che non si potrà portare avanti una stabilizzazione della Libia senza un coinvolgimento dei paesi vicini, auspicando di fatto una loro partecipazione alla conferenza di Berlino.

Da Bruxelles intanto è arrivato il commento positivo alla tregua da parte della presidente della Commissione von der Leyen, nonostante abbia sottolineato l’importanza del ruolo delle Nazioni Unite nel processo di ricostruzione del paese. Nel frattempo una possibile missione di peacekeeping europea in Libia non sembrerebbe al momento realistica così come l’ipotesi di un inviato speciale dell’Ue in Libia.

Congetture non accantonate, ma rinviate all’appuntamento tedesco del prossimo 19 gennaio.

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