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E’ stata una domenica nera, “nerissima” per i partiti della Grosse Koalition (CDU-CSU-SPD) che nelle due regioni orientali del Brandeburgo e della Sassonia hanno incassato una pesante sconfitta. La destra nazionalista e xenofoba di AfD (Alternative für Deutschland) ha conquistato una valanga di voti attestandosi al 23,5% in Brandeburgo, balzando in avanti di ben 11 punti rispetto alla precedente tornata elettorale e conquistando in tal modo 23 seggi. In Sassonia, nonostante siano i cristiano-democratici della CDU guidata da Angela Merkel i vincitori delle elezioni con il 32,1% e 45 seggi, l’AfD raggiunge uno storico 27,5% e conquista 38 seggi.

 

Le scelte degli elettori

Il segnale che è arrivato dalle urne è chiaro: si è trattato quasi esclusivamente di un voto di protesta e di rabbia a favore di una formazione politica dichiaratamente anti-europeista, xenofoba, sovranista e ultranazionalista con il chiaro scopo di punire i vecchi partiti rei di aver tradito le aspettative dei cittadini. Seguendo un trend che attraversa gran parte dell’Europa infatti i cittadini stanno spostando il proprio voto sempre più a destra preferendo partiti di estremisti rispetto ai vecchi partiti dell’arco democratico. Inoltre a 80 anni dall’invasione della Polonia (di cui ieri ricorreva l’anniversario) nei territori dell’ex Germania est per la prima volta un partito dell’estrema destra ha superato il 20% dei consensi.

 

Il boom dell’estrema destra e le ragioni del voto

Una delle principali spiegazioni che si possono dare al fenomeno è da ravvisare nelle disuguaglianze del territorio tedesco (riunificato nel 1990). Infatti i cittadini dell’ex DDR a 30 anni dalla riunificazione si sentono ancora frustrati e delusi da una politica che ritengono non si sia occupata adeguatamente di loro. I salari nelle regioni dell’est infatti sono più bassi e si ravvisano sperequazioni nei trattamenti sociali e in quelli pensionistici. Inoltre la politica di Angela Merkel a favore dell’immigrazione (il cui inizio è databile al 2015) ha suscitato in regioni per niente abituate al multiculturalismo etnico, religioso e culturale un’ondata di rancore verso il governo centrale e fenomeni marcati di recrudescenza del razzismo. L’AfD è riuscita a cavalcare questo malcontento unendolo alla retorica di un’accoglienza che ha dato la sensazione che verso i migranti il trattamento fosse migliore a scapito dei cittadini residenti. Regioni che avrebbero bisogno di manodopera visto lo spopolamento costante verso le regioni più ricche, soprattutto da parte dei più giovani, ma che oramai sono avvelenate da un nazionalismo xenofobo pericoloso.

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Le sfide politiche che attendono la Germania

Questa affermazione così marcata dell’AfD mette a repentaglio il futuro della Grosse Koalition. Nonostante la soddisfazione espressa da Angela Merkel per il risultato si è trattato del primo fallimento dell’erede della cancelleria, Annegret Kramp-Karrenbauer. Ora i partiti tradizionali, dai popolari ai verdi ai socialisti, dovranno prendere atto del trend in corso intercettando i non votanti e riportando i voti persi nei loro bacini con una politica attiva sul territorio, vicina ai problemi della gente. Dovrebbero infine prendere coscienza dei problemi economici e sociali seguiti alla riunificazione con la Germania Est, mai del tutto risolti a seguito del caso dovuto alla fine del regime comunista.

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