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La leggenda della morte di Paul McCartney, citata con l’acronimo PID – Paul Is Dead, comincia a circolare nel 1969.

Secondo la leggenda Paul McCartney, il bassista dei Beatles, sarebbe deceduto nel 1966 a seguito di un incidente stradale.La notizia della morte però non sarebbe mai stata divulgata per non mandare in disperazione i milioni di fan di Beatles.

I rumors iniziarono, 50 anni fa, nel 1969, quando il Dj Russell Gibb, durante una trasmissione radiofonica, mentre era in diretta ricevette una telefonata da un misterioso ascoltatore che dichiarò di essere al corrente di un grosso segreto che riguardava i quattro ragazzi di Liverpool.

Il misterioso ascoltatore riferì che Paul McCartney era morto in un incidente stradale tre anni prima e che colui che suonava nel gruppo dei Beatles, era un sosia. A sostegno della sua tesi citò diversi indizi scovati proprio negli album dei Beatles.

Paul McCartney sostituito da un attore sottoposto ad interventi di chirurgia plastica

Secondo la leggenda Paul sarebbe uscito dalla sala prove dopo un forte litigio con il resto della band e avrebbe preso la sua auto per fare rientro a casa. Durante il tragitto avrebbe incontrato una donna che faceva l’autostop. La donna era disperata. Era rimasta incinta, ma il suo fidanzato voleva che lei abortisse. Preso dal racconto disperato della donna e dal suo stato d’animo a seguito della lite con la band, Paul sarebbe passato con il rosso e per evitare di investire un veicolo, si sarebbe schiantato contro un albero (qualcuno dice contro un camion).

Dietro suggerimento di John Lennon, si decise di tacere sulla morte di Paul McCartney e di sostituirlo con un sosia. Paul così fu sostituito da un attore scozzese che si sarebbe sottoposto a diversi interventi di chirurgia plastica per garantire la somiglianza con il bassista deceduto.

Il delirio dei fan: la ricerca degli indizi

Da quel momento, da quando il misterioso ascoltatore, diede la notizia della morte di Paul McCartney, i fan dei Beatles si scatenarono alla ricerca di indizi che potessero avallare quella tesi.

Furono trovati diversi indizi negli album dei Beatles. Col tempo, però, sorse il dubbio che quegli indizi fossero piazzati di proposito proprio per scatenare la curiosità dei fan ed alimentare la leggenda.

Gli indizi trovati

Elencare tutti gli indizi scovati dai fan sarebbe impossibile. Menzioneremo solo quelli più noti partendo dalla copertina dell’album Sgt Pepper’s Lonely Club Hearts Band sulla quale appare Shirley Temple, che porta un modellino di Aston Martin, l’auto guidata da Paul McCartney nel giorno della sua presunta morte;

Nel brano A Day in the Life  sono contenute le frasi «He didn’t notice that the lights had changed» (non si accorse che il colore del semaforo era cambiato) e «He blew his mind out in a car» (si è fatto saltare le cervella in macchina). In realtà, i Beatles dedicarono questo brano a Tara Browne che nel 1966 perse la vita in un incidente automobilistico.

Ma la prova per eccellenza sarebbe la celeberrima foto in cui i quattro ragazzi di Liverpool attraversano la strada sulle strisce pedonali. L’attraversamento della strada rappresenterebbe una processione funebre. John Lennon, vestito di bianco sarebbe un sacerdote o un angelo; Ringo Starr, vestito in maniera sobria, sarebbe colui che porta la bara; George Harrison in jeans sarebbe il becchino; Paul McCartney, l’unico scalzo, sarebbe il defunto.

Ciò che è vero è che, in questi 50 anni, in questo susseguirsi di lugubri tesi, Paul McCartney se l’è spassata e nel 1993 è uscito anche un suo nuovo album dal titolo “Paul is Live”.

 

 

 

 

 

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