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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, mercoledi 11 Dicembre, è stato ospite a Porta a Porta, il programma televisivo condotto da Bruno Vespa. Durante la trasmissione, il ministro ha parlato della riforma della prescrizione.

La riforma della prescrizione entrerà in vigore nel gennaio del 2020. Il provvedimento, molto controverso, farà sì che una volta giunti alla sentenza di primo grado, i processi non potranno più concludersi con l’estinzione del reato, indipendentemente da quanto tempo sarà trascorso prima della sentenza definitiva.

Gli ordini professionali chiedono la dimissione del ministro

Durante la trasmissione, il ministro Bonafede ha fatto delle dichiarazioni che hanno fatto rizzare i capelli a molte persone. Il ministro Bonafede, infatti, ha dichiarato che un reato diventa colposo quando non si riesce a dimostrare il dolo.

«Quando per il reato non si riesce a dimostrare il dolo, e quindi diventa un reato colposo, ha termini di prescrizione molto più bassi»

Immediata è stata la reazione da parte dei Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. In particolare, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Palermo ha chiesto formalmente le immediate dimissioni del ministro.

“Tali errate affermazioni sono state poste a sostegno dell’opportunità della riforma della prescrizione: ingenerano pericolosa confusione nell’opinione pubblica e l’avvocatura nutre il fondato timore che le riforme delle regole processuali e sostanziali, in ambito civile e penale, attualmente in discussione, siano basate sull’errata percezione e conoscenza degli istituti giuridici”.

Reato colposo e doloso, quando è uno studente a spiegarne la differenza

Dolo e colpa sono definiti giuridicamente “elementi soggettivi del reato”. Un fatto commesso con dolo è commesso intenzionalmente; l’autore del reato è cosciente delle conseguenze della sua azione. Chi commette, invece, un fatto con colpa non lo fa intenzionalmente e non coscienza delle conseguenze del suo gesto.

Il dolo, dunque, rappresenta il criterio tipico di imputazione, mentre la colpa rappresenta l’eccezione. La conseguenza è che di colpa si risponde solo nei casi espressamente previsti dalla legge.  Accade che in determinati casi si verifichino reati punibili sia per dolo che per colpa, ma non si tratta di un principio generale.

Con le sue dichiarazioni il ministro Bonafede sembra aver detto che il reato colposo sia una versione “light” del reato doloso, alla quale si ricorre quando non si può dimostrare l’intenzione.

Il ministro con un post su Facebook ammette la scorrettezza giuridica della frase, accetta le critiche e torna a lavoro.

“Sebbene i temi della giustizia siano tantissimi e tutti concentrati in queste settimane, alcuni addetti ai lavori preferiscono dedicarsi al taglio di 10 secondi di un’intervista serratissima durata 1 h 10 min. per sottolineare l’oggettiva scorrettezza giuridica di una mia frase.
L’obiettivo era evidentemente quello di spiegare in maniera semplice ai cittadini le conseguenze (sulla prescrizione) della configurazione di una condotta in termini colposi o dolosi. D’altronde, ci sono da sempre interi processi che viaggiano sul confine tra dolo eventuale e colpa cosciente. Ad ogni modo, dico sinceramente che le critiche sono sempre bene accette. Adesso torno a lavorare! Vi tengo aggiornati!”

 

 

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