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Russia: Durante il consueto discorso annuale tenuto il 15 gennaio all’Assemblea Federale, ossia le Camere riunite e le più alte cariche dell’amministrazione statale, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato al paese una riforma costituzionale (di cui si vociferava da tempo) e il cui obiettivo potrebbe  essere quello di permettergli di tenere in pugno la Russia anche dopo il 2024, data in cui finirà il suo secondo mandato presidenziale consecutivo, e dopo il quale non avrà più la possibilità di ricandidarsi.

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Cosa dovrebbe prevedere la riforma

Durante il suo discorso Putin ha pianificato una riforma della Costituzione che, pur garantendo il carattere semi-presidenziale del sistema, darà un ruolo di prevalenza al governo della nazione, fino a questo momento più emanazione del capo dello stato che reale organo politico. In questa maniera la Duma (ossia il Parlamento) avrà il potere di nominare il primo ministro, il vicepremier e i ministri e non avrà solamente il compito (come adesso) di conferma delle scelte presidenziali. Inoltre avrà anche il potere di rimuovere i giudici della Corte Suprema e della Corte costituzionale se dovessero macchiarsi di “azioni disonorevoli”. Tuttavia il presidente dovrebbe mantenere il potere di rimuovere premier e ministri.  Spetterà poi ai deputati verificare che pensioni e salari non precipitino sotto la soglia di povertà.

Per quanto riguarda invece le elezioni presidenziali, risulterà essere necessaria una permanenza ininterrotta per almeno 25 anni in Russia, contro i 10 attuali, e il permesso di residenza in un paese straniero potrà essere uno dei motivi di esclusione. Misura volta a colpire soprattutto le ambizioni dei concorrenti che risiedono all’estero.

Gli emendamenti proposti dovranno essere sottoposti a una “consultazione popolare” e per quanto riguarda le tempistiche, fonti parlamentarti sostengono che il tutto sarà realizzato entro l’estate, permettendo ai cittadini di votare per le politiche del 2020, previste per settembre, con il nuovo assetto.

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Russia, le dimissioni di Medvedev e il suo successore

L’agenzia stampa Tass ha riportato la notizia delle dimissioni del premier attualmente in carica, Dmitry Medvedev, lo stesso giorno del discorso del presidente alle Camere riunite. Dopo i ringraziamenti di Putin a Medvedev per il lavoro svolto, il presidente ha annunciato che quest’ultimo (con cui Putin si è scambiato tra 2008 e 2012 la carica di presidente) non sparirà dalla scena politica, ma andrà a ricoprire una carica creata ad hoc per lui: vicecapo del Consiglio di Sicurezza. Medvedev citando l’articolo 117 della costituzione russa secondo il quale “Il Governo della Federazione Russa può dare le dimissioni, che vengono accettate o respinte dal Presidente della Federazione Russa.”, ha rassegnato le dimissioni adducendo come motivazione la serie di emendamenti che avranno effetti sull’interno equilibrio dei poteri e per permettere al presidente di prendere tutte le decisioni necessarie. Putin nel frattempo ha già indicato come nuovo primo ministro Mikhail Mishutin, finora a capo del Servizio Tributario Federale.

Risulta chiaro che le dimissioni di Medvedev risultino essere chiaramente dettate da Putin, in preparazione del suo futuro politico soprattutto in vista del 2024, in modo di realizzare il suo progetto di ingegneria costituzionale in grado di garantirgli un ruolo di preminenza nella guida del paese. Molti analisti non escludono però che questo potrebbe essere l’inizio di un nuovo periodo di transizione in Russia, simile a quello vissuto dal paese negli anni ’90.

 

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