5 cose che Malagò deve fare? No, meglio 3


Cinque cose che Malagò deve fare per riaccendere il calcio italiano“: Con quest’articolo la Gazzetta dello Sport indica cinque punti fondamentali da cui il neo eletto presidente della FIGC Malagò deve ripartire per poter iniziare, finalmente, con una vera rinascita del Campionato, anzi di tutto il movimento calcistico italiano. Specialmente della nazionale maggiore, visto che ad oggi le nazionali giovanili stanno andando tutte molto bene, segno che c’è qualche intoppo nel passaggio alla squadre maggiori.

Bastano tre cose Malagò

Senza voler ricopiare l’intero articolo, la Gazzetta dello sport indica per l’appunto cinque punti che Malagò dovrebbe seguire per rilanciare il calcio italiano: 1)Disgelo con il governo italiano, 2) Usare la Riforma Zola per la Lega Pro anche per Serie A e serie B, 3)Reinserire un modello simile al decreto crescita, 4)Abolire l’assurdo decreto dignità che impedisce alle società di scommesse di essere sponsor, 5)Mettere mano agli stadi per Euro 2032 (ricordando a Gravina che, a causa del suo immobilismo, l’Italia dividerà questo europeo con la Turchia).

Tutte cose giuste ma, a mio avviso, bisogna ripartire da tre cose prima di tutto. Uno è ovviamente la riforma Zola. In parola povere obbligare le società, entro il 2028, ad avere in rosa almeno otto giocatori provenienti dai vivai. Perché si è capito che, in Italia soprattutto, o si obbliga qualcuno a fare qualcosa, con pene severe (arrivando, come si fece in Germania, ad escludere dal campionato le squadre che non rispettano questi parametri).

Malagò presidnete

 

Ma, per quanto gli altri punti, Malagò dovrà battersi su altri due aspetti, per me ancora più impellenti. Al primo, o meglio al secondo posto, dopo la Riforma Zola deve avvenire un taglio netto di tutte le categorie. Ovvero ridurre le Squadre in Serie A, Serie B e Lega Pro. Attualmente le tre categorie contano ben cento squadre (venti in A, Venti in B, Sessanta in Lega pro divise in tre gironi). Troppe soprattutto con gli incassi in calo.

E non è un caso che ogni stagione un paio di squadre in Lega Pro falliscano. Inoltre, complice il menefreghismo assoluto di Gianni Infantino e di tutti i vertici FIFA, le partite si sono praticamente triplicate e, ormai, non esiste una finestra per recuperare. Esemplificativo il caso del Tottenham che fu sconfitto per 3-0 a tavolino dall’UEFA nel dicembre 2021 a causa dell’impossibilità di trovare una data utile per recuperare la partita contro il Rennes, valida per l’ultima giornata della fase a gironi di Conference League.

Ridurre la squadre darebbe riposo a tutti e si eviterebbe anche il caso Genoa Milan (in programma ad Agosto, fu rinviata a seguito del crollo del Ponte Morandi a Genova e rinviata a Gennaio). Oltre a migliorare lo spettacolo, le troppe partite fanno stancare troppo i calciatori. Tornare con la serie A a diciotto squadre, lasciare forse la B a venti ma eliminando tutte le partire play-off, e soprattutto, a tre gironi da sedici squadre per la Lega PRO.

Il terzo passo

Poi Malagò dovrà fare una cosa che sembra ovvia ma, ormai, non è così tanto. Il calcio italiano deve rimanere in Italia. Basta partite in Arabia, Cina, Stati uniti eccetera. Il folle piano dell’AC Milan di giocare Milan Como in Australia (con Scaroni che disse “i veri tifosi vanno anche in Australia”) saltato solo perché la federazione Australiana, contraria dal primo momento, mise una serie di paletti così assurdi che riuscì a far saltare tutto. Costringendo così la Lega a calendarizzarla un seconda volta.

In pratica venire incontro ai veri motori del calcio: i tifosi. Da troppo tempo dimenticati e bistrattati. Perché è giusto pensare al CT, alla nomine per le cariche (e i nomi di Conte e Maldini mi fanno piacere), ma tronare a rispettare i tifosi. Magari con un calendario che concentri in tre giorni massimo (Sabato, Domenica e Lunedì) l’intera giornata. E forse a far tornare fiducia ad un movimento agonizzate dal 2014. E far rivedere a Malagò in loop il video di Caressa post 2014.

 

 

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