Oggi ci siamo svegliati con un brutta notizia ossia la scomparsa di Evaristo Beccalossi un calciatore molto amato in particolare dai tifosi dell’Inter. Un pezzo della sua carriera:
Nel firmamento del calcio italiano degli anni ’80, Evaristo Beccalossi ha rappresentato l’essenza stessa del numero 10: croce e delizia, genio e sregolatezza. Mancino naturale cresciuto nel vivaio del Brescia, Beccalossi non giocava semplicemente a calcio; lo reinventava attraverso dribbling ubriacanti che spinsero il leggendario Gianni Brera a coniare per lui il neologismo “Dribblossi”.
L’Epopea Nerazzurra
Il suo mito si è consolidato all’Inter, dove approdò nel 1978. In sei stagioni trascorse a San Siro, il “Becca” è diventato l’idolo indiscusso della Nord, capace di alternare pause enigmatiche a giocate di una bellezza abbacinante. Sotto la Madonnina ha lasciato una traccia indelebile:
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Lo Scudetto: Protagonista nel tricolore 1979-1980.
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La Coppa Italia: Sollevata nel 1982.
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Il Derby del 1979: Una doppietta leggendaria che lo consegnò definitivamente alla storia interista.
Il Viaggio tra i Campi d’Italia
Dopo l’addio ai colori nerazzurri, la sua classe ha illuminato diverse piazze. Contribuì alla conquista della prima storica Coppa Italia della Sampdoria, per poi vestire le maglie di Monza e Barletta, intervallate da un romantico ritorno alle origini nel suo Brescia. Ha chiuso infine il sipario sui campi dilettantistici di Pordenone e Breno, portando la sua eleganza anche lontano dai grandi riflettori.
L’Eredità di un Numero 10
Beccalossi non è stato solo un calciatore, ma un archetipo del fantasista. La sua figura incarna quel calcio romantico fatto di lampi improvvisi, dove una singola giocata valeva il prezzo del biglietto.


