La sconfitta del Portogallo contro la Spagna agli ottavi di finale del Mondiale 2026 segna la fine della leggendaria epopea di Cristiano Ronaldo nella più importante competizione calcistica.
Il verdetto del campo è stato tanto spietato quanto poetico. Una beffa arrivata al 90′ firmata da Mikel Merino ha regalato la qualificazione alla Spagna, spezzando definitivamente il sogno del Portogallo e sancendo, di fatto, l’ultimo capitolo di Cristiano Ronaldo ai Mondiali. A 41 anni, CR7 chiude ufficialmente la sua parabola nella rassegna iridata, lasciando impresso nella storia del calcio un solco che difficilmente qualcuno riuscirà a replicare.
Numeri da leggenda
Cristiano Ronaldo non ha semplicemente partecipato ai Mondiali: li ha riscritti. Con l’edizione del 2026 disputata in Nord America, il fuoriclasse di Funchal è diventato il primo calciatore della storia in grado di scendere in campo e andare a segno in 6 edizioni diverse (2006, 2010, 2014, 2018, 2022 e 2026).
Un’avventura iniziata vent’anni fa in Germania e terminata sul suolo americano, arricchita da record di longevità impressionanti. Durante questo torneo, realizzando una doppietta contro l’Uzbekistan a 41 anni e 138 giorni, è diventato il più anziano marcatore a siglare una doppietta in un Mondiale; pochi giorni dopo, contro la Croazia, ha trovato anche la sua prima storica rete in una fase a eliminazione diretta, diventando il marcatore più anziano in assoluto nei match dentro o fuori della competizione.
CR7 saluta la rassegna con un bottino complessivo di 11 gol in 26 presenze, numeri che lo consacrano come il miglior marcatore portoghese di sempre nella manifestazione, avendo superato in questo cammino il leggendario record di Eusébio che resisteva dal 1966.
La fine di un’era
Con l’uscita di scena del Portogallo, il calcio mondiale volta ufficialmente pagina. Se ne va l’ultimo baluardo di una generazione dorata che per due decenni ha monopolizzato palcoscenici, premi individuali e l’immaginario collettivo degli appassionati. Cristiano Ronaldo non solleverà mai la Coppa del Mondo, l’unico vero trofeo mancante in una bacheca sterminata, ma la sua grandezza non ne uscirà scalfita. L’epopea si chiude qui, ma il mito rimarrà eterno.


