Il rumore del lago ha contagiato l’Europa. Quella appena lasciata alle spalle è stata la stagione che ha trasformato definitivamente la favola del Como 1907 in una solida e splendida realtà del calcio italiano. Prima l’incredibile cavalcata in Coppa Italia, arrivata fino a un passo dalla finalissima nell’epica semifinale contro l’Inter; poi l’apoteosi in campionato, chiusa con la storica qualificazione alla UEFA Champions League.
Ora, però, si volta pagina. Si riparte da zero. E la domanda che attraversa le rive del Lario è una sola: che stagione sarà questa per Cesc Fàbregas?
Dall’Amarezza di San Siro all’Ammiraglia d’Europa
La delusione per quella semifinale di Coppa Italia sfumata negli ultimi minuti a San Siro ha lasciato consapevolezza, non scorie. Il Como ha dimostrato di potersela giocare ad armi pari con le grandissime d’Italia. Quel cammino ha fatto da trampolino per lo sprint finale in Serie A, coronato con il pass europeo Ma l’annata che si apre è una prima volta assoluta per il club e per lo stesso tecnico spagnolo, chiamato a gestire per la prima volta il triplo impegno settimanale con una rosa giovanissima.
Fàbregas lo ha chiarito fin dai primi giorni di raduno: la Champions League è un regalo meritato sul campo, ma la priorità resta la crescita costante. Con un’identità tattica consolidata (il suo marchio di fabbrica fatto di dominio del pallone e riaggressione immediata) e una squadra costruita su giovani di immenso talento come Nico Paz, il Como non vuole cambiare pelle.
Sarà la stagione della maturità: Fàbregas non è più soltanto la scommessa affascinante in panchina, ma un allenatore di caratura internazionale pronto a far tremare anche le notti europee.


