Esclusiva – Antonio Chiera: “Torino più squadra del Pisa. Senza Gilardino il Pisa ha accelerato l’agonia verso la B”


Domenica 5 aprile all’Arena Garibaldi di Pisa, si giocherà Pisa-Torino: una sfida decisiva, l’ultima chiamata per la squadra toscana per restare in Serie A. Abbiamo intervistato il collega Antonio Chiera, che segue il Torino, per parlare del neo-tecnico granata D’Aversa. Dal suo arrivo, ha fatto parlare di sé con prestazioni convincenti, al contrario del Pisa che – salvo un’eccezione – ha solo affondato in classifica.

Ecco le sue risposte alle nostre domande:

Cosa è cambiato con D’Aversa rispetto a Baroni?

Credo che sia cambiato il feeling con i giocatori. Con Baroni non è mai scattata quella scintilla decisiva: si è proceduto a pizzichi e bocconi fino a toccare il fondo. D’Aversa, con il suo carattere forte – dimostrato dai trascorsi in cui ha sempre imposto il suo valore, pur pagando a caro prezzo qualche errore – ha segnato la svolta. In sole poche partite, ha accelerato gli automatismi, instillato la sua filosofia di gioco e, soprattutto, portato un equilibrio fondamentale nella squadra. Questo si traduce in meno gol subiti, buone prestazioni e un Torino dal volto nuovo, lontano dal caos con Baroni. L’equilibrio ha inciso profondamente, regalando tranquillità al gruppo e aprendo la strada a risultati concreti. Stavolta Cairo ha toppato col ritardo nell’esonero, ma dirlo ora è facile.

I tifosi vogliono cambio proprietà: chi potrebbe subentrare a Cairo?

Seguo il Toro da sempre e, da quando è arrivato Cairo, ai tifosi non è andato bene nulla. Sì, ha commesso errori – e lo sa anche lui – ma contestarlo ogni giorno è esagerato. In questo clima tossico, chi mai si farebbe avanti come imprenditore? Nessuno vuole un “vaffa” quotidiano: difatti, ad oggi, nessuno si è presentato.

Le difficoltà della società sono enormi: intrappolata in un vortice di manifestazioni contro da anni, al Filadelfia e all’Olimpico – con la Maratona che solo negli ultimi due anni si è fatta sentire con proteste continue contro Cairo. Allerta per i tifosi: queste contestazioni allontanano chiunque! Non conosco imprenditori disposti a mettere mano al portafoglio per poi essere bersagliati di insulti giornalieri. Cairo, conoscendolo, non mollerà finché la piazza lo contesta: più proteste ci sono, più allungherà i tempi della vendita, a meno di un’offerta indecente (rara nel calcio italiano di oggi, al collasso dopo la figuraccia degli azzurri).

Il Toro ha dipendenti da pagare, spese incredibili da gestire: i soldi arrivano solo da una gestione oculata, e qui Cairo è sempre stato prudente. Non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, evitando debiti – un successo in uno sport marcio. I tifosi vogliono vincere (e dopo 20 anni ci sta!), ma contestare ogni giorno scoraggia i buoni giocatori: nessuno vuole arrivare in granata per sentirsi ostile.

Dall’altra parte della città, una società ha sperperato montagne di soldi senza vincere nulla: chi ha amministrato meglio? Se amate il Toro, svoltate: contestate con forza, ma date tranquillità alla squadra. Tenetevi Cairo per ora, calmate le acque e vedete come va. La fretta non aiuta, anche se 20 anni senza gioie sono duri da digerire.

Chi potrebbe essere determinante contro il Pisa?

Il gruppo fa sempre la differenza, anche se ammetto che il Toro vanta buone individualità. Nelle partite che valgono doppio, vince chi resta più sereno, chi sa attendere il momento giusto per affondare il colpo. Ad oggi, vedo il Torino leggermente favorito proprio per questo: è più squadra, più capace di gestire pressione e ritmo. Il Pisa, al di là del guizzo contro il Cagliari, ha sempre dimostrato di non essere all’altezza – e il cambio in panchina ha solo evidenziato che il malato è incurabile, con un gruppo meno coeso e fragile.

Hiljemark successore di Gilardino: mossa azzeccata?

Assolutamente no, avrei tenuto Gilardino: con lui il Pisa ha sempre mostrato un buon calcio, divertente e convincente. L’esperienza insegna che per salvarti non basta giocare bene – serve vincere, anche male, specie se la rosa non è adeguata al livello. Il Pisa, come altre squadre in fondo alla classifica, lo dimostra. Da neo-promossa, doveva tenere duro con Gilardino: la squadra lo seguiva, e nonostante i limiti, se la cavava bene in Serie A. Il cambio in panchina non ha prodotto i risultati sperati. Anzi, ha accelerato l’agonia verso la Serie B, rendendo tutto peggiore e meno divertente.

Torino e Pisa pieni di stranieri: come invertire la tendenza?

Nel circo del calcio mondiale, l’Italia è l’unica che torna a casa a mani vuote – tranne quel colpo di genio all’Europeo!

Quel trionfo dimostra tutto: un gruppo squadra verace, di casa, duri e puri, ha portato a casa un risultato inaspettato. Ma quando nella Nazionale finisci a giocare oriundi (con tutto il rispetto), significa che siamo alla frutta.

Questo calcio è malato, a partire dai settori giovanili strapieni di stranieri. Le agevolazioni fiscali affondano le società, i campi di periferia sono spariti, gli oratori un ricordo. A macchia di leopardo trovi qualche scuola calcio che, con mille sacrifici, non emerge per problemi amministrativi e organizzativi. Siamo invasi da stranieri che tappano le ali ai nostri giovani: risultato? Nazionale fuori dal Mondiale per la terza volta di fila – uno smacco enorme per chi vive di pallone. Non produciamo più talenti da una vita, e in Serie A 18 squadre su 20 hanno l’80% di stranieri.

Se non arriveranno riforme serie con dirigenti all’altezza, andrà sempre peggio.

Grazie ad Antonio Chiera per queste analisi schiette!

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