Ci sono incroci nel nostro calcio che profumano inevitabilmente di amarcord, capaci di rievocare storie di passione, grandi successi e rinascite. La sfida tra Fiorentina e Napoli, valida per il campionato di Serie A, porta con sé un fascino unico e il marchio indelebile di un doppio ex d’eccezione: Claudio Ranieri.
Il tecnico romano ha legato periodi fondamentali della propria carriera da allenatore a entrambe le piazze, lasciando tracce profonde sia all’ombra del Vesuvio sia sulle rive dell’Arno.
L’epopea azzurra: la ricostruzione post-Maradona
Ranieri approda sulla panchina del Napoli nell’estate del 1991, chiamato a raccogliere un’eredità tanto pesante quanto complessa: quella del post-Diego Armando Maradona. In un clima di rifondazione e grande pressione, guidò gli azzurri a un brillantissimo quarto posto nella stagione 1991/92, valorizzando giovani del calibro di Gianfranco Zola e trascinando la squadra alla qualificazione in Coppa UEFA. Una parentesi intensa che dimostrò subito le sue doti di leader e ricostruttore.
Il trionfo viola: dalla B alle coppe nazionali
Ancora più lungo e ricco di trofei il matrimonio con la Fiorentina, iniziato nel 1993. Presa la squadra in Serie B dopo la dolorosa retrocessione, Ranieri condusse immediatamente i viola alla promozione in A, ponendo le basi per un ciclo leggendario. A Firenze festeggiò la conquista della Coppa Italia 1995/96 e della Supercoppa Italiana contro il Milan di Capello, oltre a condurre la Fiorentina fino alle semifinali della Coppa delle Coppe.
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Con il Napoli (1991-1992): 4° posto e qualificazione UEFA con la squadra del post-Maradona.
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Con la Fiorentina (1993-1997): Promozione dalla Serie B, Coppa Italia 1996 e Supercoppa Italiana 1996.
Quando viola e azzurri si affrontano sul prato dell’Artemio Franchi, lo sguardo torna inevitabilmente a un calcio fatto di identità e carattere, di cui Sir Claudio è stato interprete perfetto su entrambe le panchine.


