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Fiorentina-Napoli: tutto nei primi sete minuti.

Alonso fa e disfa. Higuain non perdona. I legni fermano la viola. Gli azzurri sbattono su Tatarusanu

Un pari che fa felice la concorrenza

Per un pubblico neutrale, la sfida andata in scena ieri sera allo stadio “Franchi” di Firenze tra Fiorentina e Napoli ha regalato emozioni che forse nessun match era stato in grado di proporre in questo campionato di Serie A. Ritmo, velocità, volontà di “offendere” l’avversario. La filosofia di gioco di Paulo Sousa e Maurizio Sarri, in fondo, si somiglia, sincronizzandosi in alcuni punti.

Il possesso palla è ciò che caratterizza maggiormente le due identità: quello viola di alta qualità, accerchiante, a partire dai tre difensori, nel solco di ciò che propone la Juventus da diversi anni; quello azzurro che si esalta con gli interscambi sviluppati principalmente nei due triangoli Jorginho-Allan-Hamsik e Callejon-Higuain-Insigne. Ieri sera, la scintilla scaturita da queste due mentalità ha innescato un match dominato dalla Fiorentina nel primo tempo e più equilibrato nella ripresa, con il Napoli che si è leggermente ritrovato e avrebbe anche potuto portare a casa i 3 punti. L’1-1 con cui si è arrivati al fischio finale diventa un risultato che fa festeggiare, ovviamente, la Juventus, che allunga a +3 sui campani, la Roma, che aggancia i toscani al 3° posto, e, allargando il raggio, anche Milan e Inter, che non vedono aumentare le distanze dal piazzamento Champions.

Fiorentina poco cinica

Se la prima frazione fosse terminata con due o anche tre reti di vantaggio per la Fiorentina nessuno avrebbe potuto obiettare nulla. Il dominio viola ha imbarazzato il Napoli come nessuno era stato capace di fare in questo campionato, nemmeno la Juventus capolista. Difesa attenta, centrocampo ordinato, Borja Valero semplicemente spaziale, Tello devastante: gli ingranaggi toscani funzionavano tutti. E allora? Cosa è andato storto? Il vantaggio di Marcos Alonso dura solo 63 secondi. Lo spagnolo crea, lo spagnolo distrugge: il suo colpo di testa aveva trafitto Reina; il rinvio scellerato sui piedi di Higuain, sulla susseguente azione, ha la funzione di vanificare un vantaggio che gli uomini di Sousa avrebbero poi ampiamente legittimato con 45′ di puro spettacolo.

Il pari azzurro, alquanto casuale, non ha cambiato però gli umori di una formazione che ha continuato a macinare. Il punto, però, è che alla quantità di occasioni clamorose create deve corrispondere un ritorno produttivo. La rete segnata a Bergamo, purtroppo per i viola, non fa primavera: Nikola Kalinic conferma di attraversare un periodo no. Vero, a differenza del suo collega Higuain. La traversa a tu per tu con Reina non può essere catalogata nel faldone della sfortuna. Lì, un attaccante di razza deve quantomeno centrare la porta.

L’incrocio dei pali pieno colpito da Tello, invece, aveva un coefficiente di difficoltà maggiore: allo spagnolo si può rimproverare di meno, anche perché il gol non è propriamente tra le sue caratteristiche principali. In ogni caso, in certe situazioni la Fiorentina continua a dimostrare mancanza di cinismo. Raccoglie meno di ciò che costruisce. E per la qualità dello spettacolo che produce è veramente un peccato.

Napoli, il mastino Allan non morde più

Al risveglio dopo un lunedì sera ad alto rischio, Napoli si ritrova con un dilemma. Bisogna essere preoccupati perché la Juve è a +3 e perché la vittoria manca da diversi turni o c’è da essere soddisfatti per il punto ottenuto sul difficile campo della Fiorentina e perché, adesso, il calendario sembra essere più morbido, almeno sulla carta? L’opinione pubblica azzurra è spaccata ma sembra concordare su un concetto: alcuni uomini cardine dello scacchiere azzurro sono evidentemente fuori forma e scarichi mentalmente. Ghoulam, Hysaj, Jorginho ma soprattutto Allan non stanno rendendo più come qualche domenica fa. Le inutili preoccupazioni sullo stato di forma di Higuain si sono rivelate, come ampiamente prevedibile, infondate: ieri sera, soltanto un super Tatarusanu ha impedito all’argentino di mettere a segno una doppietta. Certo, da uno come lui ci si aspetta sempre il gol da quella posizione, ma il rumeno è stato strepitoso (dopo aver avuto però più di qualche responsabilità sull’1-1 del Pipita). Il centrocampista brasiliano, invece, sembra aver perso smalto. E per un calciatore che fa del temperamento, dell’aggressività e della lucidità atletica il suo universo, questo rappresenta un problema non da poco.

Il mastino napoletano non ringhia e non morde più. Contro la Fiorentina, oltre a non recuperare palloni come suo solito, Allan ha sbagliato anche diversi appoggi abbastanza elementari, per uno come lui. E la manovra azzurra risente inevitabilmente delle prestazioni negative di un elemento fondamentale come l’ex Udinese.

Sul febbraio nero dei partenopei, però, pesa tanto anche l’elevata forza delle avversarie che ha affrontato. Juventus, Villareal, Milan e Fiorentina sono squadre ambiziose: non è assolutamente facile batterle. Questo è chiaro ma non deve diventare una scusa. Una squadra che vuole vincere lo scudetto non può appellarsi all’alibi dello spessore di chi incontra. Se vuoi trionfare in campionato devi battere anche la concorrenza. E se miri ad essere un top club non puoi uscire ai sedicesimi di finale di Europa League. Il rischio è che nella testa dei calciatori del Napoli sia scattata questa inconscia giustificazione. Ora non si può più sbagliare: i bonus sono finiti. Recuperare tre punti a questa Juventus già è un’impresa difficilissima: se il divario dovesse aumentare di qualche punto, la rimonta diventerebbe impossibile. È vero che esistono anche gli avversari ma la determinazione azzurra deve essere più forte di tutto: se così non sarà, lo scudetto per gli azzurri continuerà a restare un miraggio.

 

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