Esistono allenatori che misurano il proprio valore attraverso il peso dei trofei in bacheca e altri che lo misurano attraverso l’impronta lasciata nell’anima dei tifosi e nelle menti dei propri allievi. Giovanni Galeone appartiene, senza ombra di dubbio, alla seconda categoria.
Mentre il calcio italiano degli anni ’80 e ’90 era ancora spesso schiavo del tatticismo esasperato e della paura di perdere, Galeone portava in giro per la penisola un’idea rivoluzionaria: il divertimento come priorità.
Il Laboratorio Pescara: Dalla C1 alla Leggenda
Il capolavoro assoluto di Galeone resta il Pescara 1986-1987. È una storia che ha del cinematografico: una squadra costruita in fretta e furia per la Serie C1, ripescata in Serie B a causa del fallimento del Palermo, che contro ogni pronostico finisce per vincere il campionato.
In quella stagione nacque il mito del 4-3-3 “Galeoniano”: difesa altissima, fuorigioco sistematico, ali larghissime e un coraggio che sfociava nella spavalderia. Non era solo tattica; era un modo di intendere la vita. Galeone, con la sua sigaretta sempre accesa e l’eleganza distaccata di chi preferisce un buon libro a un modulo difensivo, divenne per tutti il “Profeta”.
Lo scalpo dei Giganti
Il Pescara di Galeone non si limitò a salire in Serie A, ma ci entrò a testa alta, senza complessi di inferiorità. I tifosi biancazzurri custodiscono come reliquie i ricordi della stagione 1987-1988:
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Il blitz di San Siro: Un 2-0 secco all’Inter di Trapattoni che lasciò l’Italia a bocca aperta.
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La caduta della Signora: Un altro 2-0, stavolta allo Stadio Adriatico, contro la Juventus.
Vincere in provincia è difficile, ma vincere divertendo e umiliando le grandi potenze del Nord è un’impresa che appartiene al mito. Galeone ci riuscì ripetutamente, come nel 1992-1993, quando espugnò l’Olimpico di Roma con un calcio che sembrava venire dal futuro.
Un Maestro di Maestri
L’eredità di Galeone non si è fermata al suo ritiro. Se oggi guardiamo le panchine più prestigiose d’Europa, troviamo i suoi “figli” spirituali.
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Massimiliano Allegri: Il suo pupillo prediletto. Galeone non ha mai nascosto di considerare “Max” il suo erede naturale per intuito e gestione del gruppo.
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Gian Piero Gasperini: Il capitano del suo grande Pescara. L’aggressività e la proiezione offensiva dell’Atalanta dei miracoli affondano le radici proprio negli insegnamenti del Maestro d’origini campane.
Oltre il Campo: Un Calcio Romantico
Galeone ha allenato piazze importanti come Udine, dove ha lasciato ottimi ricordi, e ha affrontato sfide impossibili come il Napoli del 1998, in un’annata disgraziata dove però non perse mai la sua dignità sportiva.
Non ha mai allenato le “Big” del trio milanese-torinese, ma forse è stato meglio così. Galeone è stato il Re della Provincia, l’uomo che ha dimostrato che si può essere grandi anche senza avere il bilancio delle multinazionali. Il suo calcio era fatto di intuizioni, di cene fino a tarda notte a parlare di tattica e di vita, di un amore viscerale per il talento puro.
Oggi, in un calcio fatto di algoritmi e statistiche fredde, la figura di Giovanni Galeone brilla ancora di una luce intensa: quella di un calcio romantico, coraggioso e, sopra ogni cosa, profondamente libero.


