Il Napoli cade a casa Ancelotti

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Il Real Madrid di Carlo Ancelotti batte il Napoli di Mazzarri. Di Gianfranco Piccirillo

RealMadridNapoli4a2 Questa volta il Napoli era nelle condizioni migliori per riuscire finalmente a fare risultato al Santiago Bernabeu, perché il Real Madrid ha giocato con una formazione molto rimaneggiata per i diversi infortunati, tra i quali spiccano i due portieri, Vinicius e Modric. Mazzarri finge di rimanere con il modulo spallettiano, ma appare evidente, che il Napoli con Jesus al posto degli infortunati Olivera e Rui giochi con tre centrali difensivi e Di Lorenzo spostato in fase più avanzata e quindi con un atteggiamento decisamente sparagnino. Appare però discreta almeno l’intuizione di schierare Simeone centravanti, perché il Cholito, figlio dell’allenatore degli odiati cugini dell’Atletico, porta in vantaggio i partenopei, grazie ad una buona azione collettiva resa efficace dal solito Di Lorenzo, che nel primo tempo più di Kvaratskheila impensierisce la difesa inedita madridista. È stata la tecnologia sulla linea di porta a dover ratificare il gol, ma la gioia è durata pochissimo, perché la squadra di Ancelotti, sull’asse Diaz Rodrygo ritrova immediatamente il pareggio con una splendida conclusione, che fulmina l’incolpevole Meret, preferito a Gollini. Da questo momento la squadra di Mazzarri va in affanno, diventa passiva, attuando pochissimo pressing, soprattutto a centrocampo, un fatto inaccettabile, che infatti porta pure al secondo gol di Bellingham, che sfrutta abilmente di testa uno splendido assist di Alaba.Il Napoli, lascia il centrocampo nelle mani della squadra di Ancelotti e facilita le ripartenze, che avrebbero potuto causare altre reti, ma nonostante tutto lo sfacelo abbastanza evidente, sul finale del primo tempo il Cholito Simeone prima impegna il portiere Lunin, il terzo della rosa, e poi non riesce a deviare ancora in porta un altro assist di Di Lorenzo. Dopo l’intervallo, Mazzarri fa entrare Osimhen per il Cholito, e anche ad inizio ripresa il Napoli trova il gol alla prima azione addirittura con uno dei calciatori più deludenti del primo tempo, Zambo Anguissa, che invece in piena area di rigore da posizione defilata è bravo nella conclusione, che fulmina Lunin. Prima dell’ingresso di Elmas per un Zielinski, vittima di un paio di colpi piuttosto duri da parte soprattutto di Rudiger lasciati colpevolmente impuniti da arbitro e var, il subentrato Joselu spreca clamorosamente da pochi passi il gol del vantaggio e Ancelotti decide di inserire pure Paz per Diaz, che è stato protagonista nel primo tempo come nella gara d’andata al San Paolo Maradona. Meret si rende protagonista di un paio di parate importanti su Rudiger e Rodryguo e Mazzarri nel finale deve rafforzare il suo catenaccio con l’inserimento di Cajuste al posto di Politano. Subito dopo il portiere, oggetto troppo spesso di critiche, a mio avviso eccessive e spesso ingiustificate, deve addirittura superarsi su Bellingham con un favoloso intervento di piede, che ha ricordato le migliori parate del compianto Garella.

Ma il ragazzo friulano è sfortunato, perché anche dopo questa bella partita sarà nuovamente nel mirino dei suoi detrattori, perché il tiro di Nico Paz dalla distanza rimbalza davanti a lui e non riesce ad impedire che finisca in rete, nonostante il suo tocco. Mazzarri prova ad inserire due italiani come Zanoli e Raspadori al posto di Lobotka e Jesus, per tentare di pareggiare ancora, ma solo Cajuste prova a cercare il rigore, rimediando invece un’ammonizione per una simulazione abbastanza evidente. Nel recupero ci prova Raspadori da fuori, ma la maledizione del Real Madrid colpisce ancora il Napoli, che subisce pure il quarto gol da Joselu su un cioccolatino di Bellingham, e così nonostante la proverbiale fortuna di Mazzarri, il tecnico sarà costretto ad ottenere almeno un punto o almeno una sconfitta di strettissima misura nell’ultima gara del girone, perché il Braga recupera il pari in inferiorità numerica contro l’Union Berlino.

Per quanto riguarda il campionato, invece nella sfida di domenica sera contro la capolista Inter, serve molto di più per tornare ad essere protagonisti e dimostrare che la vittoria di Bergamo non sia stata solo una rondine, che notoriamente non fa primavera.

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