Tra pochi giorni il pianeta si fermerà. Il mondo si colorerà delle bandiere di ogni latitudine, i palinsesti televisivi si riempiranno di sigle accattivanti e l’attesa febbrile per il calcio d’inizio della competizione più importante della Terra comincerà a unire popoli e culture. Eppure, per le strade d’Italia, l’aria che si respira è diversa. C’è un brivido freddo che spegne l’entusiasmo sul nascere. È il riflesso condizionato della malinconia, la consapevolezza di dover vivere, per l’ennesima volta, un Mondiale senza l’Italia.
Per i tifosi e gli appassionati azzurri, l’inizio del torneo non porta con sé l’elettricità dell’attesa, ma il peso di un’assenza che si è fatta ormai abitudine, pur continuando a fare malissimo.
Quell’album di figurine dove noi non ci siamo
Guardare i gironi, studiare gli incroci del tabellone, osservare le stelle pronte a darsi battaglia e accorgersi che l’azzurro manca dal quadro generale è una ferita che si riapre puntuale. Per le generazioni più giovani, il Mondiale sta diventando un concetto astratto, un torneo da “neutrali”, privo di quell’ansia collettiva che un tempo univa i condomini, svuotava le strade e faceva battere i cuori a ogni calcio di rigore.
Ci si ritrova orfani di scaramanzie, privi del diritto di sognare o di arrabbiarsi per una sostituzione mancata. Resta solo il ruolo, sbiadito e triste, di spettatori di una festa a cui non siamo stati invitati.
La malinconia dei ricordi
Con le partite alle porte, scatta inevitabile l’effetto nostalgia. Ci si rifugia nei filmati in bassa risoluzione del passato, nei ricordi di notti magiche che sembrano appartenere a un’altra era geologica. Il profumo dell’estate o il freddo dell’inverno non fanno differenza: la mancanza della Nazionale congela lo spirito critico e lascia spazio solo a un grande “cosa sarebbe successo se…”.
Gli appassionati cercheranno una “squadra simpatia” da adottare per un mese, qualcuno per cui fare il tifo per riempire il vuoto ormonale della competizione, ma tutti sanno che sarà solo un palliativo. Non ci saranno bandiere appese ai balconi, non ci saranno caroselli.
“Il Mondiale senza l’Italia è come una bellissima festa da ballo dove tutti hanno un partner, e tu sei seduto in un angolo a guardare gli altri essere felici.”
Il fischio d’inizio è vicino. Il mondo del calcio celebrerà i suoi nuovi eroi e le sue nuove storie. Noi italiani, ancora una volta, ci limiteremo a guardare la storia scorrere dal finestrino, con la malinconica speranza che il prossimo treno non ci veda ancora a terra, sulla banchina dei rimpianti.


