Quando Júnior sbarcò in Abruzzo, il Pescara era una neopromossa guidata dal “Profeta” Giovanni Galeone. Nonostante fosse l’ultimo arrivato, il suo spessore umano fu chiaro a tutti fin dal ritiro estivo.
Fu allora che accadde un episodio raro nel calcio: Gian Piero Gasperini, capitano della squadra, decise spontaneamente di cedergli la fascia. Un riconoscimento pubblico al carisma e alla storia di un giocatore che aveva già incantato il mondo con la maglia del Flamengo e del Torino.
“Brasi… Leo”: Tra calcio e Samba
Júnior non si limitò al campo. La sua integrazione con la città fu totale, tanto da diventare una stella televisiva locale. Su Telemare condusse il programma “Brasi… Leo”, dove parlava di tattica ma anche di musica, la sua grande passione.
Due anni di battaglie e magie
La sua avventura con il Delfino durò due stagioni intense:
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Stagione 1987-1988: Un anno trionfale per le ambizioni del club. Il Pescara, trascinato dai piedi educati di Júnior (che agiva da regista davanti alla difesa), conquistò una storica salvezza classificandosi al 14° posto.
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Stagione 1988-1989: Un’annata più sofferta. Nonostante la classe del brasiliano, la squadra chiuse al terzultimo posto, retrocedendo in Serie B.
L’amarezza dell’addio
Il 1989 segnò la fine del suo viaggio italiano. Júnior era stanco, logorato dalla continua pressione della lotta per non retrocedere. A segnare profondamente il suo umore fu un episodio specifico: l’espulsione nella gara contro il Cesena. Fu la sua prima espulsione in carriera, causata da una gomitata segnalata da un guardalinee che il brasiliano negò sempre con fermezza. Quell’ingiustizia percepita accelerò la sua decisione di tornare in patria.
Un podio tra i giganti
Nonostante la retrocessione del Pescara, il valore delle prestazioni di Júnior fu riconosciuto all’unanimità. Alla fine della sua ultima stagione in Italia, venne giudicato come il secondo miglior straniero del campionato.


