Juve Stabia, orgoglio e carattere: a Vicenza la prova di maturità


Non è mai una sfida qualunque quella tra Vicenza e Juve Stabia. Lo dicono i corsi e ricorsi storici, le trame del tempo e i fili sottili che annodano due piazze lontane ma geograficamente e simbolicamente vicine. Dallo stesso identico nome dello stadio — quel “Romeo Menti” che evoca storia e memoria — fino ai contorni mai del tutto chiariti del primo torneo di B del 1951, passando per la ferita ancora aperta del discusso ripescaggio del 2014, Vicenza e Castellammare intrecciano da sempre legami e rivalità viscerali.

Eppure, al di là del fascino del contorno, il campo ha emesso un verdetto limpido, restituendo l’immagine di una Juve Stabia viva, moderna e consapevole delle proprie potenzialità.

L’impronta tattica di De Giorgio e le mosse difensive

Alla vigilia, Pietro De Giorgio ha dimostrato ancora una volta il corraggio dei visionari: dentro Pietrangeli al posto di Bettella al centro della difesa per blindare i meccanismi arretrati, Maggioni sulla corsia bassa per garantire quella copertura che Ricciardi non sempre assicura, e davanti il tandem d’attacco Di Nardo-Candellone sostenuto da Patanè arretrato.

Scelte ripagate da una prima metà di gara condotta con personalità e un possesso palla che ha fatto soffrire oltremodo la compagine di Gallo. Solamente un pizzico di imprecisione sotto porta di Patanè e le folate di Karic — unico straniero negli undici di partenza insieme all’albanese Merkaj — non hanno sbloccato il punteggio prima dell’intervallo, fermo restando l’ottimo lavoro di Boer (fresco di rinnovo) nel disinnescare la risposta dei padroni di casa.

La spallata della fortuna e la reazione da grande

Il calcio sa essere spietato: quando il Vicenza ha trovato il vantaggio nella ripresa con una traiettoria di Corazza viziata dalla sfortunata deviazione di Patanè, chiunque avrebbe vacillato. La Juve Stabia no. Anzi, ha continuato a macinare gioco impegando a più riprese Gagno, supportata dal cinismo tattico del suo allenatore che ha saputo attendere il momento giusto prima di pescare dalla panchina.

L’ingresso di Artioli e Sibilli (per Buglio e Candellone) prima, e l’innesto di Maistro e Battistella dopo, hanno spaccato la contesa. In mezzo, l’ennesimo capitolo di un rapporto quantomeno controverso con la tecnologia: un rigore nettissimo conquistato da Karic e inspiegabilmente revocato dal VAR, in una palese forzatura di un protocollo che troppo spesso sembra dimenticarsi delle regole quando ci sono di mezzo le Vespe.

Il sigillo di Di Nardo e l’orizzonte Cesena

La giustizia sommaria si è compiuta poco dopo: affondo travolgente di Maistro, fallo solare ed esecuzione glaciale di Antonio Di Nardo. Un gol pesante, che candida ufficialmente l’attaccante a punto di riferimento offensivo della stagione gialloblù e premia l’esodo delle decine di sostenitori campani giunti in Veneto.

Il finale d’attacco — con l’ingresso di Piscopo per Pierobon e un assedio da ben quattro calci d’angolo consecutivi nel lungo recupero — è la dimostrazione che la squadra di De Giorgio non si accontenta. I meccanismi difensivi stanno trovando il loro assetto ideale e l’integrazione dei nuovi acquisti procede a gonfie vele.

Il punto conquistato al “Menti” permette di guardare con assoluta serenità alla sfida casalinga di venerdì sera contro il Cesena. Un ultimo sforzo prima della sosta per le Nazionali, utilissima per completare il rodaggio atletico dei nuovi arrivati. Se queste sono le premesse, la Juve Stabia ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonista in questo campionato.

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