Ci sono stagioni che sfuggono a qualsiasi logica sportiva, destinate a rimanere scolpite nella memoria collettiva non solo per il verdetto del campo, ma per l’assurdità degli eventi che le hanno generate. Il campionato di Serie B 2019-2020 rappresenta, senza ombra di dubbio, la pagina più incredibile, paradossale e calcisticamente drammatica della storia recente della Juve Stabia.
Al timone di quella squadra c’era Fabio Caserta, l’eroe indiscusso del popolo stabiese, l’uomo che solo pochi mesi prima aveva dominato il campionato di Serie C riportando le Vespe in cadetteria. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quel binomio così vincente sarebbe andato incontro a un destino così beffardo.
Dall’incubo alla gloria: la folle rimonta d’inverno
L’impatto con la nuova categoria si rivela fin da subito un brutale bagno di realtà. La Juve Stabia approccia il torneo con una falsa partenza da incubo: le gambe tremano, i risultati non arrivano e la classifica si fa immediatamente cortissima e preoccupante nei bassifondi.
Ed è proprio nel momento di massima pressione che esce fuori il carattere della squadra e del suo allenatore. Caserta non perde la bussola, ridisegna il gruppo e dà il via a una rimonta eccezionale. Tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, il “Romeo Menti” torna a essere un catino infernale e le Vespe inanellano una serie di prestazioni maiuscole. La risalita in classifica è vertiginosa: la Juve Stabia non solo esce dalla zona calda, ma mette in cascina un bottino di punti tale da far considerare la pratica salvezza come qualcosa di ormai “blindato”.
Il mondo si ferma: il lockdown spezza l’incantesimo
Poi, la storia devia bruscamente. A marzo del 2020 il mondo intero si blocca a causa dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19. Il campionato viene sospeso, gli stadi chiusi, gli allenamenti collettivi azzerati. Per tre lunghi mesi il calcio passa in secondo piano.
Per la Juve Stabia, purtroppo, quello stop forzato si rivela un bacio della morte. Quando il torneo finalmente riparte a inizio estate, in un’atmosfera surreale fatta di spalti deserti e partite ogni tre giorni sotto un caldo asfissiante, la squadra che aveva incantato nella prima parte dell’anno sembra svanita nel nulla.
Il crollo verticale e una ferita difficile da rimarginare
Alla ripresa, quando “il più sembrava ormai fatto”, si consuma il dramma sportivo. Le Vespe subiscono un incredibile crollo verticale. La fluidità di gioco scompare, la tenuta atletica cede e la fragilità mentale prende il sopravvento in un finale di stagione semplicemente pessimo.
Nonostante la crisi d’identità sia evidente, la società decide di fare una scelta forte e romantica: dare massima e totale fiducia a Fabio Caserta, l’uomo della promozione, lasciandolo saldamente sulla panchina gialloblù fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. Un attestato di stima che, purtroppo, non riesce a invertire l’inerzia di un gruppo in caduta libera.
Il verdetto più amaro: Il fischio finale del campionato sancisce una retrocessione incredibile, inaspettata e condita dal tremendo rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere senza l’interruzione della pandemia.
Un epilogo beffardo che ha interrotto bruscamente un ciclo d’oro e che ha lasciato una ferita profonda nel cuore della tifoseria stabiese, testimone di una stagione passata, nel giro di pochi mesi, dalle stelle delle rimonte alla polvere di una caduta inspiegabile.


