La trappola di Firenze e la spia della riserva: il Napoli di Allegri scopre di essere McTominay-dipendente


Un orario d’inizio a mezzogiorno, in una Firenze stordita da un’estate che rifiuta di cedere il passo all’autunno, non era esattamente il teatro ideale per una prova di forza. Ma il pareggio per 1-1 maturato al “Franchi” contro la rinata Fiorentina di Paolo Vanoli lascia al Napoli di Massimiliano Allegri più di un motivo di riflessione. Perché se è vero che la classifica muove un piccolo passo, è altrettanto innegabile che la prestazione ha fatto emergere crepe strutturali che la sosta per le Nazionali dovrà necessariamente sanare.

Allegri aveva scelto la via della prudenza: un assetto coperto con Olivera bloccato dietro, il doppio play in mezzo al campo e Lang a giostrare a ridosso di Hojlund. Eppure, le intenzioni della lavagna si sono scontrate subito con la realtà del campo. L’avvio di gara ha mostrato una squadra in affanno di fronte all’organizzazione dei viola, salvata solo dai legni di Atta e Fagioli prima che la qualità dei singoli spaccasse l’equilibrio. La gemma al volo di Gilmour su schema da calcio d’angolo — con tanto di complimenti immediati di Allegri al suo vice Landucci — e la verve di uno scatenato Olivera avevano illuso che il Napoli potesse gestire la pratica con il cinismo delle grandi.

La ripresa, invece, ha presentato il conto. La sfortunata deviazione di Rafa Marin sul tiro di Jimenez ha rimesso tutto in discussione, mettendo a nudo i veri limiti di giornata della truppa partenopea: la poca incisività nei cambi e una manovra d’attacco a tratti farraginosa. Le mosse dalla panchina — con gli ingressi di Lucca, Neres e Favasuli — hanno portato sì a un finale in crescendo firmato dalle parate di de Gea, ma non hanno cancellato la sensazione di un reparto avanzato ancora ben lontano dalla fluidità necessaria. Se Lucca continua a deludere e De Bruyne stenta a trovare la brillantezza dei giorni migliori, il dato più evidente riguarda chi a Firenze non c’era.

L’assenza di Scott McTominay pesa infatti come un macigno sull’economia del gioco azzurro. Senza la fisicità, gli inserimenti e la leadership dello scozzese, la manovra perde d’impatto e il centrocampo va in sofferenza, trasformando la scelta estiva della società di non affondare il colpo su Rabiot in un rimpianto fin troppo precoce.

Se c’è un elemento da cui ripartire, questo è senz’altro il reparto arretrato: al netto dell’autorete e al di là di chi difenda i pali, la fase difensiva mostra segni di costante e progressivo miglioramento. Ma per alimentare reali ambizioni da primato, la sola tenuta difensiva non può bastare.

La sosta per le Nazionali arriva dunque come un toccasana. Allegri avrà due settimane per registrare i meccanismi offensivi, recuperare gli infortunati e restituire smalto a chi appare appannato. Perché il campionato non aspetta e, al rientro, servirà un Napoli ben diverso per trasformare i rimpianti in vittorie.

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