Napoli–Lecce 2-1 è una vittoria di rimonta costruita in tre atti: shock immediato, svolta di qualità all’intervallo, ribaltamento chirurgico nella ripresa.
Quella appena raccontanta è la sinossi della partita, ma è al 10′ che la Curva B e la Curva A all’unisono iniziano un coro a rivendicare il ruolo di tifosi e diuna “normalità” oramai persa a favore di altri interessi che schiacciano il ruolo dei tifosi, il vero motore del calcio. “In un mondo che non ci vuole più, canterò di più”, è questo il coro che si alza dalla curve, una protesta per il più basilare dei diritti del tifoso, ossia andare allo stadio e seguire la squadra del cuore. Capisci che non è solo protesta: è identità che si difende con lo strumento più elementare che ha, la voce.
La partita è preceduta dal messaggio di Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico Caliendo, che troppo presto ha dovuto lasciare questo mondo: lo stadio Maradona si è fatto sentire con un lungo applauso.
Dal ventre del Maradona. Editoriale e racconto fotografico dalla Curva B
Sotto dopo tre minuti, il Napoli cambia pelle all’intervallo e ribalta con un secondo tempo di qualità e nervi.
La Curva B fa da metronomo: prima regge lo shock, poi alza il volume fino al fischio finale.
Il primo tempo, dagli spalti, è un lavoro di resistenza: possesso che monta, ma senza la ferocia conclusiva che ti fa alzare in piedi “prima” del tiro. È la fatica di bucare una squadra che si abbassa e si stringe, e lo raccontano anche le cronache del dopo: Napoli sotto ritmo, Lecce ordinato e pericoloso sulle palle inattive. La Curva, però, non cambia mestiere: non si siede dentro la frustrazione. La copre. La spinge fuori. E riparte.
Il Napoli e il fattore KDB (ma non solo)
La differenza la fanno due cose: l’impatto dei cambi e la pulizia delle giocate decisive. Le cronache concordano sulla svolta portata da De Bruyne e McTominay, che cambiano ritmo e qualità del palleggio. Su KDB ci sarebbe tanto da dire, quello che sorprende è la facilità con cui sa sempre cosa fare, con facilità e quando tiene palla, il Lecce va in bambola, anche se appoggia semplicemente un pallone ad un compagno vicino. Gli avversari vanno in ansia anche quando lo affrontano, ad un certo punto va “a contrasto” a 15 metri da un avversario, il quale, invece di affondare sulla fascia o provare un dribbling, si ferma e torna dietro.
Ma se per numeri e praticità bisogna scegliere un “uomo del match” in chiave editoriale, allora scelgo Politano: assist del pari e gol vittoria, doppia firma sul ribaltamento, tanta sostanza, entra in tante azioni d’attacco, si sfinisce, anche se ancora non sembra essere al top. E poi c’è il solito Hojlund che distrugge fisicamente e psicologicamente gli avversari, oltre a essere sempre presente in ogni azione d’attacco, che sia un appoggio, un dribbling, un corpo a corpo.
Capitolo a parte sono i momenti di Banda a terra nel finale, quando l’attenzione si sposta per un attimo dal gioco alla sua salute, lo stadio intero si ferma, attimi di paura, tanto rispetto.
Foto Napoli-Lecce 2-1 Serie A 2025-2026
Le foto di Napoli-Lecce sono a cura di Giovanni Somma.



