Dall’arrivo in sordina nel 2007 alla fascia di capitano: dodici anni d’amore, record e fedeltà assoluta ai colori azzurri.
A Napoli esiste un prima e un dopo Maradona. Per decenni, qualunque calciatore abbia indossato la maglia azzurra ha dovuto fare i conti con l’ombra ingombrante del Diez. Eppure, c’è un ragazzo venuto dalla Slovacchia che, senza fare rumore ma a colpi di inserimenti perfetti e leadership silenziosa, è riuscito a incidere il proprio nome in cima alla storia del club. Quel ragazzo è Marek Hamšík, per tutti “Marekiaro”.
Arrivato nell’estate del 2007 insieme a Ezequiel Lavezzi per la stagione del ritorno in Serie A, Hamšík non era solo un centrocampista con una singolare cresta: era il manifesto del Rinascimento napoletano.
I numeri del Capitano
Nessuno nella storia quasi centenaria della SSC Napoli ha vestito questa maglia più volte di lui. Dal 2007 al 2019, Hamšík è diventato il simbolo della continuità e della crescita esponenziale della squadra.
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Presenze totali: 520 (Primo nella storia del club)
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Gol totali: 121 (Superò temporaneamente i 115 gol di Diego Maradona, prima di cedere il primato a Dries Mertens)
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Presenze in Serie A: 408
Più di un calciatore: un patto d’amore con la città
La grandezza di Hamšík a Napoli non si misura solo con le statistiche. In un calcio moderno fatto di trasferimenti lampo e bandiere ammainate, lo slovacco ha scelto di sposare la causa partenopea anno dopo anno. Ha rifiutato le lusinghe dei top club europei e delle big del Nord Italia per diventare il Capitano e il punto fermo dei progetti tecnici di Reja, Mazzarri, Benítez e Sarri.
Sotto la sua guida sul campo, il Napoli è passato dal ruolo di neopromossa a stabile protagonista della UEFA Champions League, vincendo due Coppe Italia (2011-12 e 2013-14) e una Supercoppa Italiana (2014) in epiche battaglie calcistiche contro la Juventus.
L’eredità di Marekiaro
Quando nel febbraio del 2019 ha salutato il San Paolo per trasferirsi in Cina, il popolo napoletano gli ha tributato un saluto degno dei più grandi re. Senza i riflettori costanti del gossip, Hamšík ha incarnato l’anima operaia e al contempo raffinata di una squadra che ha fatto innamorare l’Europa per la bellezza del suo gioco. Maradona resta la divinità calcistica indomabile, ma Marek Hamšík rappresenta l’amore terreno, costante e indistruttibile. Una leggenda assoluta, che ha dimostrato come si possa diventare immortali anche senza avere il numero dieci sulle spalle.


