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Quarto appuntamento del nostro settimanale con “Al Bar di Magazine Pragma” dedicato al Siracusa Calcio

Al Bar di Magazine Pragma – Siamo arrivati al quarto appuntamento. Abbiamo avuto ospiti: Antonio Midolo, Walter Ballarin e Giovanni Abela. Oggi ci sediamo a gustare una bella granita di mandorla insieme a un vero muro difensivo, uomo carismatico in campo, con il cuore d’oro fuori… stiamo parlando di Marco Turati. Sedetevi per godere a pieno l’intervista di colui che ha chiuso la carriera calcistica con la maglia azzurra ed ha lasciato letteralmente il cuore a Siracusa ed i suoi tifosi:

Ciao Marco, benvenuto nella quarta puntata di “Al Bar di Magazine Pragma” … come sta andando e che novità ci sono?

Tutto bene, piano piano stiamo riprendendo e vediamo che succede… ci stiamo allenando singolarmente e con le distanze. Abbiamo fatto i tamponi ed i test e nel giro di qualche giorno sapremo se potremo riprendere ad allenarci in gruppo.

Hai due figli. il calcio giovanile è fermo, sono stati un poco dimenticati… adesso si parla di allenamenti singoli per farli riprendere ma come ben sappiamo per un bambino o un ragazzino è una cosa brutta da chiedere…

Hanno semplificato tutto chiudendo i settori giovanili, quindi è tutto fermo. Mi auguro che si possa uscire presto da questa situazione. Ovvio che far capire ad un ragazzo di 10/12 anni come i miei figli che fanno uno sport di contatto come il calcio, a distanza e senza potersi divertire, diventa abbastanza triste. La soluzione migliore sarebbe aspettare che la situazione si normalizzi e piano piano far riprendere anche a loro l’attività.

Vanno avanti serie A, B e C… si ferma il dilettantismo… è una decisione giusta oppure doveva fermarsi tutto?

E’ difficile prendere una decisione, mi metto nei panni del presidente federale… non deve essere stato facile. La salute generale è importantissima, poi dopo viene il calcio. La scelta migliore è stata senza dubbio fermare tutto e aspettare. Penso che oggi si possa prendere una decisione, come ha fatto la Germania di riprendere, ma con il buonsenso e le giuste precauzioni.

Sono nate diverse polemiche con il campionato tedesco, visto che in un calcio d’angolo tutti “abbracciati”, mentre dopo un gol tutti lontani… un controsenso

E’ un controsenso anche perché i giocatori vivono a contatto almeno dieci ore al giorno. Penso sia inevitabile avere un contatto; il buonsenso non nasce nel stare seduti lontani in panchina o non esultare dopo un gol ma prendere le giuste precauzioni quando si sta fuori in pubblico.

Torniamo nel calcio di casa nostra e Siracusa è la tua casa a tutti gli effetti. Prima di arrivare qui hai vissuto un momento difficile; quindi Siracusa era inizialmente un trampolino di lancio, quando è diventata poi una questione di cuore?

Una situazione strana, andavo in una città che non conoscevo e riprendevo a giocare dopo un periodo difficile in un campionato nuovo. Devo dire che è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine perché mi sono reso conto della grande passione della gente. Mi hanno fatto sentire bene, quindi ho trovato proprio quello che cercavo da tempo. Ho cercato di ricambiare l’amore della gente facendo di tutto per restare perché arrivavano tante offerte.

Prima di arrivare a Siracusa, la conoscevi al livello calcistico?

Era tutto nuovo perché venivo da dieci anni di serie B e non seguivo molto gli altri campionati…

Qualcuno ha azzardato dire che la Serie B è più facile rispetto alla LegaPro… è vero oppure smentisci?

Affermo che sono due campionati totalmente diversi, quasi imparagonabili. In ogni salto di categoria ci sono difficoltà maggiori, cambia solamente il modo di affrontare una partita. La SerieC è difficile sotto alcuni punti di vista e la Serie B sotto altri.

Da protagonista hai vissuto una storia di fratellanza tra Siracusa e Castellammare di Stabia nel ricordo di Nicola De Simone, conoscere la sua storia che effetto ti ha fatto?

Quando sono venuto a Siracusa la prima cosa che ho fatto è stata informarmi su tutta la storia calcistica, quando lessi la storia di Nicola sono rimasto molto colpito perché era una storia che non conoscevo. Nel primo derby contro la Juve Stabia mi sono reso conto di quanto le due tifoserie fossero legate al ricordo di questo ragazzo che ci ha lasciato prematuramente. E’ uno spettacolo che dopo tanti anni venga ancora ricordato con un gemellaggio così stretto. Le due tifoserie meritano un enorme applauso.

Hai conosciuto qualche giocatore di quel tempo come Culotti o Crippa?

Non ho avuto la fortuna di frequentare calciatori di quel tempo, indubbiamente ne ho sentito parlare molto ed ho letto molto perché hanno fatto la storia del Siracusa Calcio. In particolare Amedeo Crippa, penso sia un vero e proprio punto di riferimento nell’ambiente calcistico siracusano. Una leggenda vivente se così sì può dire.

Anche tu sei entrato nella storia del Siracusa Calcio che difficilmente verrà dimenticata, qual è il tuo ricordo più bello con questa maglia?

Ricordi ne ho tantissimi, sono stato benissimo qui a Siracusa. Quello più emblematico è la vittoria contro il Catania con il gol di Pippo Scardina. E’ stata la ciliegina sulla torta della mia esperienza a Siracusa… perché? Il Siracusa non vinceva il derby in casa contro il Catania da decenni, inoltre eravamo contro una formazione che inizialmente era candidata a vincere il campionato. Noi abbiamo fatto una grandissima partita in uno stadio pieno. Un’emozione particolare. Un’altra partita che mi è rimasta dentro è stata la vittoria contro la Juve Stabia in casa, eravamo sotto di due gol immeritatamente, abbiamo avuto una forza d’urto devastante e siamo riusciti a ribaltare la partita.

Adesso i tifosi sono disamorati dopo le vicende che sono successe… cosa puoi dire a loro per farli riavvicinare?

Servono i fatti, con un Siracusa competitivo e in una serie superiore. Ci vorrà del tempo ma so per certo che a Siracusa ci sta tantissima passione e nel momento in cui le cose si stabilizzano per il verso giusto; l’amore e la passione per la maglia torneranno forte.

Ti faccio una domanda piccante – “Marco Turati, allenatore del Siracusa Calcio”… giacca e cravatta o tuta?

-ride- mi hai fatto una domanda difficile perché ancora non ci ho pensato. Sicuramente mi verrebbe da dire tuta, ma potrei anche cambiare idea.

La panchina a Siracusa in futuro potrebbe essere una probabilità… ti piacerebbe?

Come ho già detto sono stato benissimo quindi quello è un sogno, mi darebbe grandissima gioia.

Che tipo di allenatore saresti?

Penso di essere stato fortunato perché nella mia carriera ho avuto allenatori importanti come Ventura e Sarri che mi hanno segnato. Nonostante io sia sempre stato un difensore, amo il gioco d’attacco… perciò sarei un allenatore proiettato all’offensiva della squadra più che difensiva.

A Siracusa ti sei guadagnato la fascia di capitano e nello spogliatoio come in campo eri un vero leader, lo saresti anche da allenatore?

Questo non lo so, bisognerebbe mettermi alla prova. Sicuramente da giocatore essere stato capitano per me è stato motivo di orgoglio. Non mi sono sentito leader, ma so che nello spogliatoio ho avuto una personalità importante. Un domani da allenatore spero di avere quella personalità; perché vorrà dire di avere una squadra che mi segue.

Ti senti con qualche vecchio compagno di squadra?

Devo dire che, come non mai, a Siracusa ho legato tantissimo con tutti i miei compagni. Ho tantissimi rapporti, che sono nati durante i miei 3 anni a Siracusa. Questo penso perché durante quelle annate si era instaurato un rapporto bello dentro lo spogliatoio. Remavamo tutti nella stessa direzione, quindi oggi mi sento sia con Santurro, Catania, Magnani, Spinelli, Giordano… ma potrei farne tantissimi di nomi.

Come ti trovi con Lo Spezia?

Devo dire bene, avrei potuto giocare ancora, ma ho scelto questa strada fondamentalmente perché era quello che avevo in mente di fare una volta smesso. Ho seguito Italiano, un mio ex compagno ora allenatore ed abbiamo fatto un’annata importante con una squadra giovanissima e stiamo lottando per la Serie A. Gli obiettivi prefissati li stiamo raggiungendo e sono molto contento di come stanno andando le cose.

Infatti la tua decisione di appendere le scarpette al chiodo a Siracusa è stata una vera sorpresa. Volevi chiudere la carriera con il Siracusa, a questo punto hai mantenuto quella promessa…

Si, volevo fare quello. Ti dico la verità, ho un solo rammarico perché avevo un sogno forse anche grande. Credevo fermamente che a Siracusa potevo regalare il sogno di andare in Serie B. Farlo a Siracusa sarebbe stato 100 volte più bello che in qualche altra grande piazza. La squadra purtroppo non si è iscritta alla fine e dovevo prendere una decisione dettata esclusivamente dai miei stimoli e altrove non sarebbero stati gli stessi. Quindi piuttosto che giocare tanto per… ho preferito prendere un’altra strada per garantirmi un futuro in un altro ruolo.

Tornerai spesso a Siracusa con la tua famiglia?

Certo, quest’anno sono sceso almeno 2/3 volte e visto una partita del Siracusa. Anche se era a porte chiuse e in un campionato di promozione mi ha fatto un certo effetto…

Cosa ne pensi della squadra scesa in campo? Sono tutti ragazzi molto giovani

Sono rimasto soddisfatto perché ho visto grandissimo impegno. I ragazzi tenevano alla maglia ed è stato veramente bello. Era una partita sofferta ma vinta e per me è stato emozionante.

Un ultimo saluto ai tifosi

Saluto tutti i tifosi e la gente di Siracusa, chiedo loro di non mollare perché sono sicuro che torneremo a gioire come una volta.

Leggi le altre interviste di “Al Bar di Magazine Pragma”:

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