Spagna sul tetto del mondo: Iniesta firma il trionfo storico ai supplementari


Al Soccer City di Johannesburg i Paesi Bassi si arrendono a quattro minuti dai rigori. Le Furie Rosse conquistano la loro prima Coppa del Mondo in una finale drammatica e ricca di tensioni.

JOHANNESBURG – La storia del calcio accoglie un nuovo re. Al termine di una battaglia calcistica durata 120 minuti, la Spagna batte i Paesi Bassi per 1-0 e si laurea campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Davanti agli 84.490 spettatori del Soccer City, va in scena un atto conclusivo inedito: dal 1978 non si sfidavano due nazionali mai salite sul tetto del mondo, e per gli iberici si tratta della prima finale in assoluto. Una notte memorabile che segna anche l’addio al calcio del capitano olandese Giovanni van Bronckhorst.

Tensione, falli e l’ombra del rosso

La partita, diretta dall’inglese Howard Webb, si rivela sin da subito aspra, frammentata e agonisticamente oltre i limiti. Nei primi trenta minuti il direttore di gara è costretto a estrarre ben cinque cartellini gialli per placare gli animi. L’andamento del match è lento e spezzettato, ma le occasioni non mancano. Da una parte Sergio Ramos e David Villa spaventano la retroguardia Orange; dall’altra è Arjen Robben ad avere sui piedi le chance più nitide, ma trova sulla sua strada un monumentale Iker Casillas, capace di disinnescare i due tentativi a tu per tu.

Il momento più controverso della prima frazione è l’intervento killer di Nigel de Jong sul centrocampista spagnolo Xabi Alonso, colpito con un calcio in pieno petto. Webb opta per la sola ammonizione, una decisione che lo stesso fischietto inglese, anni dopo, ammetterà essere stata un errore da espulsione diretta.

L’assedio supplementare e il guizzo di Don Andrés

I tempi regolamentari si chiudono sullo 0-0. Nei supplementari la tensione sale alle stelle. La Spagna preme sull’acceleratore prima con un’incursione di Xavi (contatto in area non ritenuto da rigore) e poi con Cesc Fàbregas, che si fa ipnotizzare da Stekelenburg. I Paesi Bassi rispondono con un colpo di testa a botta sicura di Mathijsen, che però spedisce alto sopra la traversa.

La svolta arriva nel secondo tempo supplementare. Prima l’Olanda resta in dieci uomini per l’espulsione di John Heitinga (doppio giallo). Poi, al minuto 116, l’apoteosi spagnola: Andrés Iniesta raccoglie un pallone d’oro in area di rigore e con un destro preciso batte Stekelenburg. Nel delirio collettivo, il centrocampista del Barcellona si toglie la maglia svelando una canottiera con la scritta “Dani Jarque siempre con nosotros”, un commovente omaggio al difensore dell’Espanyol scomparso un anno prima; un gesto da regolamento punito con il giallo, ma che entra di diritto nella storia del calcio.

Un successo oltre i confini

Con questo successo, la Spagna sfata un tabù che durava dal 1983 (ultima vittoria sugli olandesi) e scrive un record: per la prima volta nella storia, una nazionale europea riesce a vincere un Mondiale al di fuori dei confini del Vecchio Continente. Una vittoria meritata per la squadra di Vicente del Bosque, che insieme ai Paesi Bassi chiude un 2010 straordinario ai primi due posti della classifica mondiale FIFA.

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