USA ’94, il dramma di Pasadena: il Brasile è Campione del Mondo ai calci di rigore


Lo stadio Rose Bowl di Pasadena si trasforma nel teatro della resa dei conti finale. Ventiquattro anni dopo la sfida di Città del Messico del 1970, Brasile e Italia si ritrovano di fronte per contendersi il tetto del mondo. Si gioca in condizioni estreme: per esigenze televisive il calcio d’inizio è fissato alle 12:30, sotto un sole cocente, con 36 gradi di temperatura e un soffocante 70% di umidità. Il Ct azzurro Arrigo Sacchi decide di rischiare il tutto per tutto, schierando dal primo minuto sia Roberto Baggio sia Franco Baresi, quest’ultimo al rientro record a soli 23 giorni da un’operazione al menisco.

Primo tempo: scacchi tattici e fiammate improvvise

La prima frazione di gioco vive di un sostanziale equilibrio tattico, con entrambe le formazioni ben disposte in campo. La prima vera occasione è di marca azzurra al 18′, ma il portiere brasiliano Taffarel neutralizza con un intervento decisivo la conclusione di Massaro. Poco dopo iniziano i colpi di scena legati agli infortuni:

  • Al 21′ il Brasile perde il terzino destro Jorginho, sostituito dal giovane Cafu.

  • Al 34′ è l’Italia a dover rinunciare a Mussi; al suo posto entra Apolloni, costringendo Sacchi a ridisegnare la difesa (Maldini a sinistra, Benarrivo a destra e la coppia Apolloni-Baresi al centro).

Il rimaneggiamento della retroguardia italiana dà coraggio ai verdeoro. Romário spaventa Pagliuca al 37′ con un tiro dai diciotto metri, mentre le velenose punizioni di Branco e le accelerate palla al piede dello stesso Romário costringono Albertini e Apolloni al fallo da ammonizione. L’Italia soffre e chiude il primo tempo in evidente affanno.

Secondo tempo: il bacio al palo e l’errore di Baggio

La ripresa si rivela meno spettacolare ma altrettanto tesa. Il momento da brivido per gli azzurri arriva al 75′: Mauro Silva lascia partire un tiro centrale da fuori area, Pagliuca battezza male la traiettoria e si vede sfuggire goffamente il pallone dalle mani. La sfera rimbalza e si stampa sul palo, prima che il portiere la blocchi definitivamente, mandando in mondovisione un simbolico bacio di gratitudine al legno della porta.

Il Brasile spinge, ma sbatte contro il muro eretto da Apolloni e da un monumentale Baresi, capace di guidare la difesa e impostare il gioco come un regista aggiunto nonostante le precarie condizioni fisiche. Nel finale, l’Italia ha la chance della vita: Donadoni serve un assist perfetto che libera Roberto Baggio davanti a Taffarel, ma il “Divin Codino” calcia incredibilmente alto.

Supplementari bloccati e la lotteria dei rigori

I tempi supplementari regalano pochissime emozioni, complice l’enorme stanchezza in campo. Sacchi inserisce Evani al posto di Dino Baggio, mantenendo dentro un esausto Roberto Baggio. Lo 0-0 non si schioda e, per la prima volta nella storia dei Mondiali, l’assegnazione della coppa viene affidata ai calci di rigore.

La sequenza dal dischetto diventa un dramma sportivo per l’Italia:

  • Baresi calcia alto il primo rigore e scoppia in lacrime. Pagliuca tiene a galla i suoi parando il tiro di Márcio Santos.

  • Albertini ed Evani segnano con freddezza, mentre per il Brasile vanno a segno Romário (palo interno ed entra) e Branco.

  • Il quarto rigore azzurro è di Massaro, ma la conclusione centrale viene intercettata da Taffarel. Subito dopo, Dunga spiazza Pagliuca portando i verdeoro sul 3-2.

Sotto di un gol a un solo tiro dalla fine, l’ultimo penalty diventa decisivo. Sul dischetto si presenta Roberto Baggio, ma il suo tiro finisce alto sopra la traversa, sancendo la fine delle speranze italiane. Il Brasile si laurea Campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia, dedicando l’impresa al mito dell’automobilismo Ayrton Senna, tragicamente scomparso a Imola il precedente 1º maggio.

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