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“La tigre bianca” – Balram Halwai (Adarsh Gourav) scrive una lettera al primo ministro cinese Wen Jiabao, in procinto di approdare in India, in cui racconta la sua evoluzione da servo a facoltoso imprenditore. Lo fa dopo aver assunto il nome di Ashok (Rajkummar Rao), al quale ha in precedenza fatto da autista dopo esser andato via dal povero villaggio di Balran. La famiglia di Ashok ha però diversi scheletri nell’armadio, al quale si aggiungerà un investimento mortale che vedrà suo malgrado protagonista anche Balram.

“La tigre bianca”, recensione

Produzione americana tratta dall’omonimo romanzo del 2008 di Aravind Adiga, ci presenta una trama che pur interessante ci mette un po’ a decollare e mette ben presto da parte lo spunto migliore, quello dell’arretratezza tecnologica e dell’indiano colto a metà. Il film è nettamente diviso in due e come conferma la voce narrante la storia si fa via via più cupa. Parlandoci di servi e padroni e di ricchi e di poveri in una terra piena di contraddizioni come l’India con un’emblematica Delhi in bella vista. Al centro un ragazzo che per ottenere un po’ di bene e non rientrare mai più nella stia per polli dalla quale proviene deve corrompersi un’anima in partenza candida pur se astuta. Per dimostrare a sé stesso di non essere un pollo ma una rarissima tigre bianca, non un servitore ma un padrone. Capirà di dover contare solo sulle sue forze e sulla sua furbizia, in quanto non arriverà un quiz milionario alla Boyle in suo aiuto.

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Non si può non riservare una menzione speciale per l’attore protagonista Aravind Adiga, al suo primo ruolo importante in un lungometraggio, che rende in maniera egregia una metamorfosi e tutto quello che c’è prima e dopo. Accanto a lui troviamo anche Priyanka Chopra, Miss Mondo indiana nel 2000 e moglie di Nick Jonas della band Jonas Brother.

Un film crudo sul riscatto sociale, che comincia dalla fine per spiazzare ancor di più lo spettatore e procede in maniera poco convenzionale narrativamente parlando. Chi guarda è messo in un certo senso alla prova attraverso le emozioni che gli vengono suscitate davanti ad azioni certamente riprovevoli ma che sembrano l’unica via d’uscita da un immobilismo sociale implacabile. La regia di Ramin Bahrani è abile nel creare empatia sempre e comunque con un personaggio forte, che lui stesso in sceneggiatura ha disegnato in maniera brillante.

“La tigre bianca” è disponibile su Netflix a partire dal 22 gennaio 2021.

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