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Ghetto di Varsavia. Alex vive in Via degli Uccelli assieme al padre Stefan e al prozio Boruch. Durante un rastrellamento, questi ultimi vengono catturati e deportati. Il giovane Alex rimane così completamente solo, in attesa del ritorno del padre. Grande appassionato del romanzo “Robinson Crusoe”, il ragazzo applica le tattiche adottate dal protagonista per non farsi trovare dai nazisti e aspettare il padre.

Un versione maschile del Diaro di Anna Frank. Così potrebbe essere bollato questi film. Ma è ben di più. Infatti non solo è una storia vera, ma il film è tratto dal romanzo autobiografico di Uri Orlev. E’ già questo basterebbe a dare l’idea della profondità di questa storia.

E il film mette in evidenza la convivenza fra Nazisti e Polacchi, fra cattolici e nazisti. Di come, pur di avere un qualche tipo di beneficio (le case del ghetto erano state promesse alla popolazione di Varsavia, per poi essere cedute ai cittadini tedeschi), di come l’odio sia terrificante e di come abbia preso praticamente tutta la società. Esemplificativa la scena in cui, dopo che tutta la popolazione ebraica è stata deportata, la gente esulta e grida alla vittoria contro gli ebrei quando vengono avviati i lavori di demolizione del muro che separa il ghetto dalla città.

Ma la storia è anche una lotta fra la cultura e l’ignoranza, dove per ignoranza si intende non il non sapere qualcosa. Ma l’odio stupido, atavico e senza controllo contro qualcuno (una popolazione) senza motivo, senza nessun beneficio. Senza neanche un’ideologia. Per quanto malata, becera, riprovevole e terrificante, l’ideologia Nazionalsocialista (il nome “ufficiale” dei nazisti) aveva un motivo, una ragione d’essere.

Qui il nascondiglio di Alex, l’Isola del titolo, è una vera e proprie isola di speranza, di luce, di cultura, in un mare di disperazione. Perché il giovane protagonista (interpretato molto bene) ha solo tre cose per non cedere alla disperazione: un vecchio libro rovinato, un topolino e la speranza. Che, a differenza di quanto dice il Murphy delle Leggi, quella non muore mai.

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