Pinocchio di Guillermo Del Toro – Recensione

Pinocchio di Guillermo Del Toro, anche noto semplicemente come Pinocchio è un film d’animazione uscito nel dicembre del 2022. Del Toro, accompagnato da Mark Gustafson alla regia, crea il suo Pinocchio con la tecnica dello slow motion. A differenza di quello collodiano, questa nuova versione è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale. Il film si apre con Geppetto, padre di un bambino vivace di nome Carlo, che morirà a causa di un bombardamento nella Prima Guerra Mondiale. Geppetto cade in depressione dedicandosi all’alcolismo, e una notte, piangendo e preso dallo sconforto, decide di costruire un piccolo Carlo di legno, utilizzando un albero di pino, che il vecchio falegname aveva piantato davanti alla tomba di suo figlio.

Pinocchio nella società dell’obbedienza “Credere, obbedire, combattere”

Ambientato in Italia, Pinocchio di Guillermo Del Toro è una critica al regime dell’obbedienza. Il regista descrive una società italiana figlia dell’obbedienza e priva di qualsivoglia virtù morale. Più volte si vede nel film il motto “Credere, obbedire, comandare”, un’espressione usata durante l’epoca fascista, che è il filo conduttore che descrive il mondo in cui Pinocchio vive. Il film si divide in due: una prima parte, fatta di presentazioni e caratterizzazione dei personaggi, appare molto lenta, ma importante per capire il contesto sociale. Lucignolo, molto diverso da quello di Collodi, è “Un perfetto esempio di gioventù fascista”: abbraccia un fucile e combatte in un campo d’addestramento per preparare alla guerra i giovani fascisti; nessuna traccia del Paese dei Balocchi. Molti i riferimenti al Cattolicesimo, ma anche la presenza di mostri e le atmosfere cupe e dark, marchio di fabbrica del cineasta messicano.

Pinocchio, il finale

Il Pinocchio di Guillermo Del Toro è un burattino tagliato maldestramente, che muore e “resuscita” più volte, e che ha qualcosa da dare agli altri, non il contrario. Geppetto e il Grillo Parlante si evolvono grazie al protagonista. Geppetto inizialmente è un vecchio folle, lacerato dalla morte del suo unico figlio, mentre il Grillo è saccente; anche Lucignolo avrà il suo cambiamento. La morale della favola è che Pinocchio sceglie una via diversa da quella imposta dalla società, e questo spinge anche tutti gli altri personaggi a migliorarsi. A parte qualche sbavatura su cui si può anche soprassedere, il lungometraggio è uno dei lavori più ambiziosi e riusciti di Del Toro. Il regista dà una nuova vita al burattino di Collodi, distaccandosi completamente dalla sua trama originale e dalla versione cinematografica solita che i bambini conoscono.


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