Nino Scotellaro è l’incarnazione del paradosso: un magistrato d’assalto, geniale ma prigioniero di un ego smisurato e di un carattere esplosivo. La sua dedizione assoluta alla lotta contro Cosa Nostra lo rende un uomo solo, isolato persino dai suoi stessi colleghi che, sfiniti dai suoi modi bruschi, finiscono per abbandonarlo al suo destino.
La caduta e l’esilio Il crollo avviene quando il sistema che ha servito lo trasforma in un mostro: accusato ingiustamente di collusione con la mafia, Nino viene condannato e privato di tutto ciò che definiva la sua esistenza. La sua “fine” ufficiale avviene nelle acque dello Stretto di Messina, dove sopravvive al crollo catastrofico del Ponte mentre viene trasferito in carcere.
La rinascita nell’ombra Dalle ceneri del magistrato integerrimo nasce Balduccio Remora, un fantomatico cugino dei Tracina appena rientrato dal Perù. Sotto questa nuova identità criminale, Scotellaro mette in atto un piano di vendetta spietato:
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Obiettivo: Mariano Suro, il boss fantasma e sua nemesi storica.
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Metodo: Infiltrarsi nel cuore del sistema mafioso, diventando quel “Bad Guy” che la legge lo ha costretto a essere.
Nino/Balduccio non cerca più la giustizia nei tribunali, ma la redenzione attraverso la distruzione sistematica dell’uomo che gli ha rubato la vita.


