Con Una vita da santa pubblicato da Graus Edizioni, Attilio Pepe restituisce centralità a Marianna Farnararo de Fusco, contessa consorte di San Bartolo Longo, la quale ebbe a consacrare la propria vita all’accoglienza degli orfani, all’assistenza dei più fragili e al servizio del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei.
Nonostante, visse sulla propria pelle il peso delle responsabilità, delle perdite, dei cambiamenti economici e delle maldicenze, la contessa seppe trasformare tali difficoltà in una straordinaria esperienza di fede e carità.
Fede, solidarietà, ma anche sviluppo sociale e trasformazione del territorio
La vicenda della contessa Marianna Farnararo de Fusco si intreccia inevitabilmente con quella di San Bartolo Longo, ma anche con la nascita di una Pompei destinata a diventare uno dei più importanti luoghi della cristianità.
Il libro Una vita da santa la cui prefazione è affidata a Lino Zaccaria, non si limita al racconto strettamente religioso. La cronistoria ricostruita da Pepe permette al lettore di seguire le tappe che portarono alla nascita del Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei e, contemporaneamente, alla trasformazione urbanistica della città.
La nascita di Via Sacra, l’inaugurazione del Parco della Fonte Salutare, l’istituzione destinata ai figli dei carcerati e persino la realizzazione della stazione ferroviaria, tasselli tutti volti a raccontare una storia molto più ampia, nella quale fede, solidarietà, sviluppo sociale e trasformazione del territorio avanzarono insieme. A mio avviso, una delle chiavi di lettura più interessanti del volume.
Una vita da santa, dalle nozze alla sofferenza
La vita della contessa Marianna Farnararo de Fusco non fu, tuttavia, per niente facile. Pepe, in poco più di un centinaio di pagine, ne mette in evidenza tutte le prove.
A soli sedici anni ebbe a sposare il conte Albenzio de Fusco e a soli ventotto restò vedova. Al dolore per perdita del marito e alle difficoltà economiche, si aggiunse poi il dolore per la morte dei suoi figli.
E se ciò non bastasse, a rendere ancora più difficile il suo cammino, ingiurie e sospetti accompagnarono la sua vicinanza a Bartolo Longo. Le offerte dei fedeli destinate alle opere di carità divennero motivo di insinuazioni e pettegolezzi. In un’epoca nella quale la reputazione di una donna poteva essere facilmente compromessa, Marianna si ritrovò esposta a giudizi e accuse che ne misero in discussione persino l’onestà. Il matrimonio con Bartolo Longo, celebrato in seconde nozze, nacque anche dalla necessità di mettere a tacere voci e maldicenze.
La Madonna arrivata a Pompei su un carro di legname
Accanto alla vicenda della contessa Marianna Farnarano de Fusco, trova posto quella, altrettanto travagliata, dell’immagine della Madonna del Santo Rosario. La storia della tela, giunta a Pompei, trasportata su un carro di legname, viene raccontata dalla stessa de Fusco attraverso le memorie dettate al suo confessore, Padre Giuseppe Vincenzi:
“Ed egli ci disse: “Non posso che metterlo sul mio carro già carico di letame”. Noi involgemmo bene il quadro in un lenzuolo e glielo consegnammo, e sovra un carro di letame fece il suo ingresso a Pompei quel Quadro della Madonna dal quale poi si sarebbe diffuso per tutto il mondo il fonte delle sue misercordie e a piè del quale quanti poi sarebbero venuti sul carro delle proprie miserie per vedere trasformate nelle gemme della sua Corona e del suo manto!”
Una possibile nuova pagina nella storia della santità
Prezioso, nello studio e nella ricerca di Pepe, il contributo del professor Nicola Avellino, medico e memoria storica della città di Pompei, che l’autore ringrazia per i suoi racconti e per quelle testimonianze capaci di arricchire la ricostruzione documentaria con la forza della memoria.
Le pagine finali aprono una prospettiva con le richieste rivolte al Santo Padre affinché possa essere avviato anche per la contessa Marianna Farnararo de Fusco il processo di beatificazione.
Una vita da santa non è, dunque, soltanto la biografia della contessa Marianna Farnararo de Fusco. È il desiderio dell’autore e della cittadinanza tutta di restituire un volto, una voce e una dignità storica a una donna che, accanto a Bartolo Longo, ebbe a costruire non soltanto un Santuario, ma un’intera comunità.


