The lodge, trama e recensione

Veronika Franz e Severin Fiala confezionano un thriller-horror dalla ottime premesse, disattendendole in parte sul finale proprio come nel precedente “Goodnight mommy”.

The lodge – Trama

Dopo la morte per suicidio della loro madre (Alicia Silverstone), Mia (Lia McHugh) e Aden (Jaden Martell) non hanno nessuna intenzione di conoscere e accettare Grace (Riley Keough), la nuova compagna di papà Richard (Richard Armitage). La ragazza è molto più giovane di quest’ultimo e nel suo passato c’è una brutta storia di morte e sette religiose. I quattro per le feste di Natale si trasferiscono in un lodge fuori città ma Richard deve ben presto abbandonarli per motivi di lavoro. Ecco materializzarsi la combinazione perfetta per l’horror classico, che però in questa occasione pende molto di più verso il thriller.

Recensione

I personaggi che abitano “The lodge” sono posti in continua relazione con l’ambiente circostante principalmente attraverso l’utilizzo di molteplici campi e piani diversi, che si alternano continuamente dal grandangolo al primissimo piano. La macchina da presa li inquadra sovente in maniera insolita: decentrata, dal basso, dall’alto. In quest’ultimo caso sembra proprio di osservare delle bamboline all’interno di quel lodge in miniatura che fa capolino di tanto in tanto nel corso del film. Risulta evidente, quindi, la ricerca visiva dei registi Severin Fiala e Veronika Franz, bravi ad alimentare la suspense e la tensione fin dalle prime inquadrature del lungometraggio.

Ma contrariamente alle previsioni e alle congetture indotte dalla visione, di soprannaturale in “The lodge” c’è poco e niente. Quasi tutto è legato alle tremende e traumatiche esperienze passate di Grace, il cui padre induceva i suoi adepti al suicidio di massa per espiare le proprie colpe. Prima di scoprire questo, però, lo spettatore è portato a ipotizzare un ampio ventaglio di spiegazioni: il desiderio di vendetta della madre suicida che si manifesta come oscura presenza nel lodge isolato da tutto e tutti, il fatto che ciò che visualizziamo nella casa di bambole che i ragazzi utilizzano per giocare si possa riprodurre in maniera macabra nella realtà e così via. Proprio mentre si comprende che la soluzione è sorprendentemente razionale e lineare il finale del film perde di potenza e suggestione.

Non ci verranno mai spiegati la natura e il significato degli oggetti religiosi della mamma dei ragazzi, come il crocifisso e la copia de “L’Annunciata di Palermo” di Antonello da Messina che campeggiano nel lodge. Resteranno tutti pretesti per alimentare il mood horror che in realtà non ha quasi ragione d’essere. Inoltre Richard lascia implausibilmente in una casetta sperduta tra la neve e i boschi i propri figli con una fidanzata incolpata da questi ultimi del suicidio della loro mamma e segnata da eventi a dir poco tetri. Per questi motivi la sceneggiatura firmata dai due registi con Sergio Casci appare non esente da una certa approssimazione. Nonostante questo il film, che ha comunque una durata importante, si lascia seguire con la giusta tensione quasi fino alla fine, quando però certamente rischia di deludere almeno in parte i suoi spettatori.

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