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“The Midnight Sky” – L’astronomo Augustin Lofthouse (George Clooney), malato terminale, vive da solo in un osservatorio scientifico al Polo Nord in un distopico anno 2049, epoca in cui l’aria sulla Terra è diventata irrespirabile e le persone sono costrette a rifugiarsi in ricoveri sotterranei. Lo scienziato prova così a contattare la Aether, nave spaziale che sta tornando da una missione messa in piedi per verificare che ci fossero condizioni di vita su un satellite di Giove. Intende consigliare agli astronauti di tornare proprio lì, in quanto le condizioni della Terra sono nettamente peggiorate. Nel frattempo Augustine scopre di condividere in realtà la stazione scientifica con la piccola Iris (Caoilinn Springall), una misteriosa bambina che sembra essere muta.

“The Midnight Sky”, recensione

Clooney firma la sua settima regia dopo “Suburbicon” del 2017 impersonando allo stesso tempo il protagonista di un film che in realtà si instrada su due linee narrative inizialmente separate che finiscono con l’intrecciarsi. Il nodo principale è che entrambe scelgono di non puntare certamente sul ritmo, ampiamente compassato, ma unicamente sulle emozioni e sulle condizioni estreme dei paesaggi. Il lungometraggio presenta diverse sequenze che occultano la vista, per poi provare a stupire rendendola di colpo nuovamente nitida. Ma a funzionare di più per suggestione è quella di “Sweet Caroline” di Neil Diamond canticchiata spensieratamente a spasso per lo spazio mentre viene riparata un’antenna radio. Tutto risulta troppo slegato, niente riesce ad apportare una qualche innovazione al genere. Pur rendendo il giusto merito alle musiche di Alexandre Desplat e alla fotografia di Martin Ruhe.

L’adattamento cinematografico del romanzo “La distanza tra le stelle” (“Good Morning, Midnight”) di Lily Brooks-Dalton risulta quindi volutamente povero di azione e suspense e lancia spunti di riflessione sull’emergenza climatica e indirettamente sull’isolamento che la pandemia ci costringe a vivere. Non ci viene spiegato chiaramente cosa abbia reso impossibile la vita sulla Terra ma quel che è certo è che sia stata colpa dell’uomo. Un monito, se ce ne fosse ancora bisogno, per metterci in guardia e allo stesso tempo per invitarci a confidare nella scienza e a non escludere le possibilità offerte da altri pianeti. A risollevare in qualche modo le sorti di un’operazione instabilmente in bilico tra intrattenimento ed autorialità interviene il colpo di scena finale, che però non può fare a meno di lasciare disattese le aspettative nonostante l’interpretazione sia costato una pancreatite a George Clooney.

“The midnight sky” è disponibile in streaming su Netflix dal 23 dicembre 2020.

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