La Campania ha perso quasi 180mila giovani rispetto al 2015, un calo legato alla crisi demografica e alla partenza di residenti verso altre regioni italiane o l’estero. Una riduzione destinata a incidere sul lavoro, sulle pensioni e sulla tenuta dei servizi sanitari.
Un calo regionale
Il fenomeno coinvolge tutte le province campane. Salerno registra circa 38mila giovani in meno, Caserta oltre 23mila, Avellino 17mila e Benevento 11mila.
Il territorio perde così una parte sempre più consistente della popolazione in età lavorativa, mentre aumentano le difficoltà nel trattenere competenze e professionalità.
Il divario col Nord
La situazione appare opposta in alcune grandi aree metropolitane settentrionali. A Milano i residenti tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di oltre 65mila unità, mentre Bologna ne ha guadagnati 26mila.
Incrementi sono stati registrati anche a Torino, Genova e Venezia. Il confronto evidenzia un divario territoriale sempre più marcato nella capacità di attrarre e trattenere le nuove generazioni.
Il nodo del lavoro
Entro il 2029 circa tre milioni di italiani andranno in pensione. In Campania saranno più di 210mila, mentre continua a diminuire il numero dei giovani disponibili a sostituirli.
Il calo demografico rischia quindi di creare una carenza di lavoratori, aggravando le difficoltà delle imprese nella ricerca delle competenze necessarie.
Immigrazione e competenze
Secondo la Cgia, l’immigrazione potrebbe compensare soltanto in parte la riduzione della forza lavoro. Servirebbe però una programmazione dei flussi collegata alle professionalità richieste dalle aziende.
Il rapporto propone corsie preferenziali per chi abbia frequentato corsi di lingua italiana e ottenuto qualifiche professionali nei Paesi di origine.
La Campania è stata tra le regioni più attive nei click day del Decreto Flussi, ma continua a incontrare difficoltà nell’organizzazione e nell’inserimento dei lavoratori stranieri. Resta inoltre la regione italiana con il più alto tasso di lavoro irregolare.
Pensioni e sanità
Carriere discontinue, salari bassi e contratti precari riducono i contributi versati dai giovani, rendendo più difficile garantire pensioni adeguate alle nuove generazioni.
Anche la sanità potrebbe subire conseguenze. Gli italiani con più di 65 anni rappresentano circa un quarto della popolazione e assorbono oltre il 60 per cento della spesa sanitaria. Nel 2050 potrebbero arrivare al 35 per cento, mentre diminuiranno contribuenti, lavoratori e personale sanitario.
Il costo dell’emigrazione
Il fenomeno pesa soprattutto su Napoli e sul Mezzogiorno, territori che investono nella formazione di giovani destinati spesso a lavorare altrove.
Secondo una stima del centro di ricerca Ref, tra il 2011 e il 2024 il trasferimento di capitale umano dal Sud al Nord ha raggiunto un valore di circa 148 miliardi di euro.
Il 43 per cento dei giovani che lascia il Mezzogiorno è laureato e il 42 per cento diplomato. Risorse e competenze formate al Sud contribuiscono così alla crescita delle aree più sviluppate, impoverendo ulteriormente i territori di partenza.


