Piazza Santa Maria La Nova è un angolo della città di Partenope ricca di fascino e di storia, che l’amministrazione comunale non ha dimenticato di rivalutare a seguito della scomparsa di Pino Daniele, nato poche basole più in là.

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L’ 11 maggio, nel centro storico di Napoli, turisti e addetti ai lavori hanno potuto permettersi il lusso di un piccolo viaggio nel tempo, catapultati, attraverso le note di uno dei musicisti più poliedrici del panorama nazionale nel 1978 per una performance spin-off che ha coinvolto passanti, curiosi e le istituzioni.

Si intitola “Musicanti” l’opera teatrale che coniuga i primi album di Pino Daniele con la drammaturgia partenopea e che debutterà a Napoli il 7 dicembre nella storica struttura del Palapartenope.

Nel cast, presenti anche nel mini-show “Mmiez’a via”, Noemi Smorra, Alessandro D’Auria, Serena Pisa, Ciro Capano, Maria Letizia Gorga, Leandro Amato e Enzo Casertano che, in abiti di scena hanno introdotto il pubblico nel clima di quegli anni, quando i giovani scendevano in piazza per far sentire la propria voce con la convinzione di poter cambiare ciò che non gli andava bene.

E’ questo, infatti, il casus belli che dà il la allo sviluppo della vicenda: il “Uè man”, luogo storico della musica, sta per chiudere e solo il nuovo proprietario Antonio potrà gestire la situazione, compiendo un viaggio dentro sè, chiudendo i numerosi cerchi e le molteplici ferite che si porta nell’animo.

L’impatto emotivo è stato forte: la musica di Pino nei luoghi di Pino hanno già anticipato che non si tratta dell’ ennesima e non sempre gradita operazione commemorativa ma di un

lavoro emotivamente appassionante

come lo ha definito Fabio Massimo Colasanti, un progetto che il produttore Sergio De Angelis accarezzava da molti anni, con il placet dello stesso artista napoletano che, in questa occasione, non viene bistrattato, nè rimaneggiato nè stravolto negli arrangiamenti. Piuttosto, questa produzione sembra aver già guadagnato il merito di aver ripescato l’atmosfera e il senso sotteso ai brani del Lazzaro felice.

Quel senso profondo, intriso di blues malinconia e rivoluzione che “L’esercito dei selfie” ha dimenticato.

Ph: Dino Borelli
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