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NAPOLI – Domenica 10 febbraio 2019, Teatro Nuovo di Napoli. Giorgio Montanini in ‘Quando stavo da nessuna parte’. Il comedian più irriverente del panorama italiano ritorna sul palcoscenico partenopeo con il suo nuovo spettacolo, nell’ambito della rassegna Stand Up Comedy 2018/2019.

Dopo il successo del precedente spettacolo Eloquio di un perdente, con oltre settanta date in tutta Italia, lo stand up comedian più scomodo e corrosivo della scena italiana ritorna sul palcoscenico del Teatro Nuovo, domenica 10 febbraio 2019 alle ore 21.00, con il suo ottavo monologo Quando stavo da nessuna parte.
Il comico e attore marchigiano, con la sua stand up comedy, spara sul buonismo degli italiani e lo distrugge, attraverso una satira feroce, politicamente scorretta che caratterizza tutti gli spettacoli del comico più sagace e sferzante della nuova scena italiana. Riflessioni dalla comicità tagliente per smontare luoghi comuni e certezze del nostro benpensante paese.
Montanini scuote il pubblico con ragionamenti umoristicamente rudi e senza indulgenze, sia di linguaggio sia di argomenti: per lui il pubblico non va blandito ma scosso, irritato a volte, per costringerlo a cogliere l’essenza tragica della vasta serie di pregiudizi e stereotipi di cui è fatta la realtà, e in cui tutti, “nessuno escluso”, siamo immersi.
“In che modo – evidenzia Montanini – si può mascherare una ‘schiavitù’ di fatto, dando la sensazione di vivere in una società libera e in totale libertà? Per prima cosa è necessario illudere le vittime di questo inganno, di essere libere. Come si riesce a spacciare per libertà una vita fatta di orari, obblighi, scadenze, costrizioni e inibizioni? Somministrando una libertà di plastica, concedendo a tutti la possibilità di esprimersi liberamente, sfogare la creatività e sfamando l’ego”.
Dal dopo guerra in poi, è un pullulare di attori cantanti musicisti pittori e fotografi. L’arte è diventata un prodotto di consumo di massa: corsi di teatro, dizione, canto, recitazione, corsi frequentati da dopolavoristi senza talento, illusi di essere liberi, inconsapevoli di soffocare la rabbia e la frustrazione con palliativi.
A questo si aggiunge il classico “divide et impera”, che fraziona le istanze di protesta in circoli autoreferenziali ed elitari, ambientalisti, animalisti, vegani, sindacalisti. Tutti divisi, ma insieme sbraitano contro lo stesso nemico, senza parlarsi. Leggi e convenzioni fanno il resto del lavoro, mentre imposizioni, culturali e di stato, fanno rigare dritto la massa informe di schiavi, convinta di essere libera, cool.
La ciliegina sulla torta è la convenzione che mette il lucchetto alla ragione, la legge che non si basa sul ragionamento, ma sul credere senza capire: la fede. Far credere alle persone senza far capire, e ci si ritrova a seguire regole vecchie di duemila anni. La religione come pietra tombale del riscatto culturale è un progetto articolato, che ha reso miliardi di persone un’orda di zombie, famelica e irrazionale.
Ecco, questo è il nuovo monologo satirico Quando stavo da nessuna parte, una sorta di endovena adrenalinica che tenta di scuotere dal sonno profondo.

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