Terzigno, fiamme spente, rabbia accesa: “Basta speculare sulla nostra pelle”


Terzigno – Le  fiamme che, nei giorni scorsi, hanno devastato ettari di vegetazione, distrutto habitat e cancellato in poche ore anni di vita, hanno lasciato profonde ferite alla nostra terra e in moltissimi cuori. Mentre i canadair e le squadre di terra continuano a spegnere gli ultimi focolai che minacciano ancora il Vesuvio, la rabbia e il dolore della popolazione vesuviana si sta trasformando in mobilitazione.

A Terzigno il presidio popolare chiede: “Trasparenza su quanto accaduto e decisionalità circa il processo di riqualifica del territorio”

Nel pomeriggio di ieri, a Terzigno, cittadini e cittadine, studenti e studentesse dell’area vesuviana si sono riuniti in un presidio popolare, nato all’indomani di un’assemblea spontanea. L’obiettivo: ottenere un tavolo di confronto con il presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, i sindaci dei comuni coinvolti e le istituzioni regionali, ritenuti corresponsabili dell’ennesimo disastro.

Una delegazione è riuscita a parlare con il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, al quale sono state presentate le richieste urgenti della comunità: la creazione di un tavolo permanente che includa la cittadinanza nella gestione, nel monitoraggio del territorio e nell’uso dei fondi pubblici destinati alla sua tutela. “Vogliamo trasparenza e partecipazione nelle decisioni sul processo di riqualifica” – è stato il messaggio chiaro dei manifestanti.

Il primo cittadino si è impegnato a organizzare un tavolo tecnico entro dieci giorni dalla fine dello stato di emergenza con la partecipazione del movimento cittadino e delle istituzioni.

Vesuvio devastato dagli incendi: Una storia che si ripete

La protesta affonda le radici in un’amarezza che dura da anni. Dopo i roghi devastanti del 2017, la storia si è ripetuta. Un segnale – denunciano i cittadini – che indica una gestione fallimentare e un territorio lasciato in balia di speculazioni, discariche abusive, traffici illeciti e corruzione. Un contesto in cui la Campania continua a pagare un prezzo altissimo: dalla Terra dei Fuochi alle acque inquinate del Sarno, fino al recente incendio del capannone di Pompei, che ha reso l’aria irrespirabile e tossiche le colture dei campi limitrofi.

– “Vengono sacrificate  – accusano i manifestanti – salute e ambiente per l’interesse dei potenti, anche a costo di una devastazione senza precedenti”.

Il messaggio finale del movimento non lascia spazio a fraintendimenti: “Basta speculare sulla nostra pelle, se non verrà ridata decisionalità ai cittadini, l’agitazione sarà permanente”

 

 

 

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