Un presunto danno erariale complessivo di 613.255 euro legato alla gestione degli spazi dell’Archivio di Stato di Napoli tra il 2021 e il 2024. È quanto viene contestato dalla Procura regionale della Corte dei Conti per la Campania all’ex direttrice Candida Carrino, destinataria di un invito a dedurre. Al centro degli accertamenti ci sono concessioni di ambienti monumentali per matrimoni, eventi commerciali e altre iniziative private, con canoni che secondo gli inquirenti sarebbero stati azzerati o fortemente ridotti.
Il matrimonio sotto esame
A far accendere i riflettori sulla gestione dell’Archivio fu anche il matrimonio organizzato nel dicembre 2024, articolato su tre giornate e con 270 invitati.
I festeggiamenti interessarono diversi ambienti storici, tra cui la Sala Filangieri, la Sala Tasso e i chiostri interni, con il taglio della torta nel Chiostro del Platano.
Per l’utilizzo degli spazi sarebbe stato richiesto agli sposi un canone di 7.700 euro. Secondo le verifiche, le tabelle ministeriali avrebbero invece previsto somme comprese tra 42mila e 78mila euro.
Nel calcolo della magistratura contabile, la tariffa minima per l’evento avrebbe dovuto raggiungere almeno 63.525 euro, con un mancato introito superiore a 55mila euro.
Verifiche sulle concessioni
Gli accertamenti non si sono fermati al matrimonio. Nel mirino sono finite diverse concessioni d’uso degli spazi a privati, associazioni, aziende ed enti commerciali. La gestione viene definita negli atti «personalistica, arbitraria e gravemente antieconomica».
Gli altri eventi contestati
Tra gli appuntamenti esaminati figura “Edit Napoli”, manifestazione di design con ingresso a pagamento. Per l’edizione 2024 l’occupazione degli spazi sarebbe stata concessa gratuitamente, con un mancato introito stimato in 166.800 euro.
Le verifiche hanno riguardato anche la sfilata “Moda, vino e flamenco”, set cinematografici, riprese televisive, servizi fotografici e convegni medici dedicati all’epatologia. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, tra i relatori di questi ultimi sarebbe comparso con regolarità il figlio dell’ex direttrice.
La posizione della difesa
La difesa di Candida Carrino ha sostenuto che gratuità e riduzioni dei canoni fossero state utilizzate in buona fede con l’obiettivo di rilanciare il complesso monumentale e promuovere l’immagine dell’Archivio.
Una tesi non condivisa dai tecnici ministeriali e dagli inquirenti contabili, secondo i quali eventi commerciali e banchetti nuziali non possono essere considerati attività di valorizzazione culturale diretta tali da giustificare la rinuncia agli introiti.
La contestazione formulata nei confronti dell’ex direttrice riguarda, allo stato, un danno erariale ipotizzato: l’invito a dedurre consente alla destinataria di presentare le proprie difese rispetto agli addebiti formulati.


